Perché ai provini di X Factor il fuorionda è il meglio di tutto
Giovedì, 8 gennaio 2009 10:00
È mezzogiorno, e Simona Ventura arriva ai provini di X Factor vestita come Puff Daddy: abito di lustrini e pelliccia bianca lunga fino ai piedi. È d’altra parte un mezzogiorno buio e piovoso, e lei è la donna che nel dizionario dei contrari sta alla voce “sobrietà”. E in quello dei sinonimi alla voce “Giusy Ferreri”. Quelli che si chiedono come possa la Ventura parlar di musica (la mia estetista è una di loro: guarda i provini di X Factor – la gara partirà il 12 gennaio, su Rai2 – e s’indigna, e mi strappa la cera più forte), con i suoi spicci «Non mi è arrivato niente» ai poveri concorrenti, non sono qui. Né sembrano esserci (tranne me) spettatrici della sua versione di La isla bonita, durante l’ultima puntata dell’Isola, in duetto con Valeria Marini: una delle più agghiaccianti e imperdibili pagine della televisione del 2008. Qui, a sperare di entrare nella squadra di Simona Ventura, ci sono aspiranti concorrenti con in testa una cosa sola: dal programma dell’anno scorso è uscita una signorina chiamata Giusy Ferreri (è arrivata seconda, ma non importa: lo stravenduto disco l’ha fatto grazie a X Factor). Con i mesi di hit parade di Giusy, la Ventura si è guadagnata il diritto non solo a «Non mi è arrivato niente», ma anche alla frase che più le ho sentito dire durante le audizioni: «E la voce dov’era?». Non ci sono molti cloni ferreriani, tra le provinande. Moltissime aspiranti Alicia Keys, in compenso. E Alex Britti: la sua Oggi sono io è la canzone più ascoltata in una giornata di gorgheggi. Poi ci sono quelli che scelgono brani sofisticati, e sono i miei preferiti. Se siete tra i tredici gatti che X Factor l’anno scorso l’hanno visto, saprete che a ogni giudice (oltre alla Ventura, ci sono Mara Maionchi e Morgan) viene affiancato un vocal coach. Quello della Simo si chiama Stefano Magnanensi, e ha almeno una cultrice: io. Egli era infatti il responsabile delle musiche del programma di cui più mi vergogno di possedere il cd: Macao. Avete presente quelle canzoncine con ritornelli sublimi quali «Tu sei bellissima, abbronzatissima, però Umberto ti tradisce», o «Meglio le patate dell’epatite»? Ecco. Non so quali fossero scritte da lui, non oso chiederglielo perché, negli stessi giorni dei provini xfactoriani, analogo programma americano è stato funestato dal suicidio dell’ex provinanda divenuta stalker di una dei giudici, e insomma non voglio mi prendano per una maniaca. Ma, quando arriva qualche concorrente che se la tira, e Magnanensi ne ferma l’esibizione, e chiede di cantare Finché la barca va, quelli dicono «Non la so», e poi abbozzano, ecco, in quei momenti io vorrei suggerire Meglio le patate dell’epatite. O almeno La isla bonita, in duetto con quella giudice che, tra un provino e l’altro, imita la Marini mentre in sardo annuncia «Io entro su Te dico que te amo». Sono sempre le parti migliori, quelle che non vanno in onda.
. Di Guia Soncini. Vive provvisoriamente a Roma da 17 anni. Ha pubblicato Elementi di capitalismo amoroso (Rizzoli).
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