Noi, sotto quelle case di stoffa
Mercoledì, 3 giugno 2009 11:21
Care lettrici, cari lettori, man mano che sfogliavo le foto del dopo terremoto mi sono accorta che non solo io, ma tutti noi della redazione eravamo colpiti soprattutto da una sensazione: quella specie di imperiosa dignità che hanno le cose quando diventano simboli. La sequenza di tende azzurre, magari illuminate dal sole, magari oppresse dal tramonto, ma tutte così uguali, e così diverse: ecco, loro quella dignità ce l'hanno. Fateci caso mentre guardate il servizio a pagina 44 e leggete l’articolo che lo accompagna. Sono davvero, come abbiamo titolato, “case di stoffa“, tese nello sforzo contro l'anonimato: lì un fiore, qui un tavolino con l'incerata colorata, una seggiola di plastica e l'ombrellone, come in una parodia riuscita e beffarda della vacanza. A due mesi esatti dal grande sfregio le cronache raccontano sfollati sempre più intristiti, impauriti dal caldo che è arrivato, e dalle piogge d'autunno che arriveranno. Nervi a fior di pelle si dice in questi casi, e gran lavoro di psicologi sul campo. Mi sono chiesta che ci farei io sotto una tenda per due mesi. Ognuno di voi può chiederselo. La risposta è facile. . Raffaela Carretta
commenta | tags: tende, campi per terremotati, L'Aquila, terremoto, Abruzzo, Gioia | permalink

