Nella testa di Josefa
Giovedì, 19 luglio 2012 11:10
Nella testa di Josefa
Care lettrici, cari lettori,
credevo di sapere parecchio su Josefa Idem, nostra atleta di punta ai Giochi di Londra che stanno accelerando e improvvisamente sono già qua, appena girato l’angolo (27 luglio). A parte nome e cognome, solenni come il rintocco di un gong, sapevo che è la più anziana (47 anni), che ha il primato mondiale femminile di annate olimpiche (ben 8, con la prossima) e ne ricordavo le vittorie: quelle dove d’un tratto, a placare la nostra avidità da medagliere, ritorna in mente la misconosciuta canoa, e ci si commuove nel vedere la gigantessa bionda, così tedesca ma italiana per amore, in alto sul podio mentre il nostro inno va.
Quello che non sapevo e mi ha raccontato l’intervista a pagina 38, è tutto il resto, e cioè la sua testa. «Nella vita ho imparato che siamo quello che pensiamo», dice Josefa, e si riferisce a ciò che uno pensa di se stesso. Ognuno di noi, certo, ma vien voglia di dire soprattutto lei, con quella volontà sfolgorante: a cui nulla, dentro se stessa, sembra provare minimamente a sfuggire. E invece c’è qualcosa di più sottile, quasi il contrario di una certa idea ottusa del volere. Da ragazza c’erano «solo allenamenti: niente amici, niente fidanzati, niente pizza e birra».
Però lei ha iniziato a vincere davvero quando è diventata mamma e ha preteso tutto, magari smettendo di mangiare per combattere la nausea e gareggiare, come nei due mondiali fatti mentre era incinta. È stata la vittoria di un equilibrio molto femminile: la canoa, avere una vita privata, concedersi dei sentimenti, vedere il corpo che cambia. «Con tutti quei muscoli mi ero sempre sentita troppo mascolina. Il pancione è stata un’esperienza divina!». Non c’entrano necessariamente i figli, ma gli affetti. È questa la specialità di Josefa, e a ben vedere, di tutte le donne. Anche di quelle che non ce la fanno a fare tutto, ma ci provano, sempre.
commenta | tags: Josefa Idem, canoa, Raffaela Carretta, olimpiadi | permalink

