HOME | Nel funesto agosto delle Borse, una sola cifra conforta: due milioni di ragazzi a Madrid per il pontefice. Segno che solo un dio ci potrà salvare?

Nel funesto agosto delle Borse, una sola cifra conforta: due milioni di ragazzi a Madrid per il pontefice. Segno che solo un dio ci potrà salvare?

Nel funesto agosto delle Borse, una sola cifra conforta: due milioni  di ragazzi a Madrid per il pontefice. Segno che solo un dio ci potrà salvare?

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Giovedì, 25 agosto 2011 15:00

Non c’è bisogno d’essere cattolici osservanti per dire che i due milioni di ragazzi a Madrid con il Papa sono stati la prima e forse l’unica cosa buona di quest’agosto europeo, anzi euro-atlantico, così funesto. Di milioni, anzi di miliardi, in questi giorni se n’è parlato solo per registrare catastrofi in Borsa, banche al collasso, tasse da spremere e buchi da sanare. Per la prima volta, invece, la cifra di Madrid non allude alla finanza e all’economia ma a persone, a ragazzi, a promesse.

Non sono fra quelli che credono al paradiso delle buone intenzioni, non vedo chissà quali segnali di speranza mondiale in un festoso raduno di ragazzi e non credo affatto che basti aprire i cuori per salvare il mondo. Ma, diamine, è almeno un segno incoraggiante vedere persone che non vanno a concerti rock per emozionarsi coi suoni, o peggio con canne e alcol, ma vogliono stare insieme, condividere e addirittura cercare Dio. Quando c’era Wojtyla pensavamo che questi eventi di massa con i Papa boy’s fossero legati al suo carisma e alla sua umana simpatia, e dunque fossero il segno di una personalità trascinante, non di un evento religioso e comunitario. Ma ora che anche il più dottrinario e meno espansivo Ratzinger corona un incontro con due milioni di ragazzi, il bilancio è più confortante. Stavolta non è lo star system applicato a un Papa che buca il video a spiegare l’evento ma è proprio il bisogno di comunità, di ritrovarsi intorno a una figura simbolica, di pregare e sperare insieme che li spinge e li unisce. Certo, sono una minoranza, seppur corposa, nell’Europa sazia e disperata di oggi. E in fondo si tratta di una gita, un fine settimana, mica di un impegno per la vita. Però colpisce. E ancor più colpisce che avvenga in un Paese troppo rapidamente olandesizzato da Zapatero, violentato con troppe leggi radicali e campagne ideologiche. Fino a poco tempo fa si pensava che Zapatero fosse il futuro e l’hispanidad fosse il passato. Ora Zapatero passa, con il suo governo; e la cristianità, benché malconcia, resta o ritorna.

Allora mi chiedo: ma i ragazzi venuti a Madrid provengono dal passato o dal futuro? Sono le ultime falangi di un’epoca che sta finendo, un’illusione ottica, un fenomeno revanscista; o sono le prime avanguardie di un mondo che sta spuntando? Certo, impressiona dopo un’overdose di economia, dopo aver pensato che il nostro destino è affidato interamente ai mercati, alle borse e alla tecnologia, veder irrompere il fattore religioso, rivedere i ragazzi per strada, non indignati ma dignitosi, e perfino i santi e le preghiere. Vuol dire che ormai, come diceva Heidegger, solo un dio ci può salvare? La domanda attraversa l’Europa, da Madrid e Rimini, al meeting di Cl, e resta sospesa nei cieli.

Marcello Veneziani - Editorialista de Il Giornale, saggista, è uscito da poco il suo nuovo libro, Vivere non basta (Mondadori)

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