HOME | Monti e il gioco del pallone Le idee del presidente del Consiglio sulla nostra passione nazionale sono sempre state chiare. E molto severe

Monti e il gioco del pallone Le idee del presidente del Consiglio sulla nostra passione nazionale sono sempre state chiare. E molto severe

Monti e il gioco del pallone Le idee del presidente del Consiglio  sulla nostra passione nazionale sono sempre state chiare. E molto severe

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Giovedì, 5 luglio 2012 12:28

Alla finale degli Europei, a Kiev, il premier Mario Monti è apparso a disagio. Non ha intonato a squarciagola l’inno di Mameli, tanto che qualcuno maliziosamente ha ipotizzato che non l’abbia neppure cantato, ha evitato ogni manifestazione emotiva di fronte ai passaggi di palla più difficili e, dopo la sconfitta, con flemma anglosassone è andato a congratularsi con il collega spagnolo Mariano Rajoy. Neanche a dirlo, al ritorno in Italia è stato preso di mira da una certa parte dell’opinione pubblica che ama i proclami ed esprime spesso le proprie convinzioni con vigorose parolacce. Ma fate attenzione: quella che a molti è sembrata la naturale ritrosia di un secchione a contatto con i fusti usciti dalle scuole di educazione fisica, non è affatto uno stato d’animo, ma una profonda convinzione: Monti infatti ha opinioni chiare e molto severe sul calcio.

Basta una spulciata agli archivi per ritrovare un inedito premier, duro nei confronti della nostra passione nazionale. Per esempio, quando era commissario europeo per la concorrenza aprì un’indagine sul decreto salva-calcio per sospetta violazione delle norme contro gli aiuti di Stato. Di fronte ai ripetuti scandali, ha fatto esplicito riferimento proprio a quell’esperienza affermando pubblicamente: «Trovo inammissibile che periodicamente in Italia si usino i soldi dei contribuenti per ripianare le perdite delle società di calcio».

È sua anche la frase «Il calcio è da sospendere», pronunciata in una conferenza stampa a fianco del premier polacco Donald Tusk, e seguita dalla precisazione: «Non sto facendo una proposta, ma sto esprimendo un desiderio che a volte provo, pur essendo stato appassionato di calcio. Mi chiedo se per caso non gioverebbe alla maturazione di noi italiani una totale sospensione di questo gioco per due o tre anni».

Fermissima poi la condanna sulla gazzara inscenata dai tifosi poche settimane fa, durante la partita Genoa-Siena: «Abbiamo visto fenomeni indegni nello stadio di una grande città, un invisibile ricatto, con giocatori inginocchiati che si sono tolti la maglia di fronte a chissà quali minacce da parte di un centinaio di sfegatati».
Un episodio inquietante, secondo il premier:«Non dobbiamo pensare che i fenomeni di soggezione di fronte a poteri occulti esistano solo in certe zone d’Italia, anche quella di Genova è stata una manifestazione spaventosa del fenomeno».

A un certo punto Monti ha persino usato il fenomeno della corruzione nel calcio per rispondere all’antipolitica. «È così facile per la grande maggioranza dei cittadini localizzare tutti i mali dell’Italia nella politica, ma è un errore: ci sono gravi, gravi difetti della politica, ma in un Paese non esiste tra politica e società civile quella separazione che, a volte, i membri della società civile trovano comodo pensare che esista».

Ma a Kiev ha cantato oppure no? «Cantare ho cantato», ha detto una volta tornato a Roma. «Ma il fatto non è rilevante: in passato ai politici non veniva chiesto di intonare l’Inno d’Italia, ma non per questo non sono stati grandi uomini di Stato». Parole che riassumono perfettamente tutto il Montismo. Prendere o lasciare, si conferma il leader più lontano di ogni altro dalla compiacenza populista tipica dei governanti del nostro Paese.

Lucia Annunziata - Editorialista de La Stampa, tutte le domeniche conduce In 1/2 h su RaiTre. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti

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