HOME | Marco Mengoni: sono ancora troppo timido per chiamare un taxi

Marco Mengoni: sono ancora troppo timido per chiamare un taxi

Venerdì, 25 novembre 2011 13:00

Ha passato l’adolescenza a tirarsi il ciuffo sugli occhi per passare inosservato. E anche adesso, alla vigilia del tour, ogni tanto si chiude la porta alle spalle e parla con se stesso allo specchio. Nella vita e nella musica, non scommette sulle persone impeccabili: “Credo nella bellezza di una stonatura”

di Carlotta Sisti - foto Maki Galimberti

Al primo impatto, Marco Mengoni sembra una bestiola selvatica, ancora giovane e traballante sui lunghi arti, affascinante ma difficile da avvicinare. Siamo in quei momenti subito prima di un’intervista fatti apposta per depistare le parti, quando, ed è il caso, un timido può diventare sfuggente e ipercinetico, incapace per i primi minuti di sembrare a proprio agio.

Marco, 22 anni e 11 mesi, nato a Viterbo il giorno di Natale, vincitore della terza edizione di X Factor e, nel 2010, del Best European Act (mai un italiano prima di lui) agli Mtv Europe music awards, temporeggia e scivola via, poi torna e, gentile, fa gli onori di casa nel suo camerino: «Prego», dice rivolgendosi a me e alla sua addetta stampa Marta, «prendete quello che volete. Ci sono i succhini – s’avvicina un secondo e piroetta via dal tavolo imbandito e intonso – e la frutta, ma fossi in voi la eviterei perché sta a marcì. Volete il caffè?».

Il caffè scalda non solo le nostre mani gelide. Il primo impatto evapora anch’esso e ci sediamo, lui per terra, mai nella stessa posizione per più di dieci minuti, e iniziamo a chiacchierare nella buffa cornice del palazzetto del ghiaccio di Roccaraso, in provincia dell’Aquila. Qui nell’Alto Sangro, Roccaraso è famosa per gli impianti sciistici, ma oggi ancora si gode la quiete novembrina. Neppure un fiocco di neve ha sporcato i colori d’autunno e la città sembra quasi disabitata.

Dentro il palazzetto, invece, tutto il chiasso e il viavai che precedono un evento, in questo caso il Solo 2.0 Tour (dal titolo del disco, subito numero uno nella classifica italiana), che proprio a Roccaraso avrà la sua data zero. Questo, tuttavia, è il posto perfetto per fare le prove generali, anche dal vivo e con il pubblico, di un tour che ha tante particolarità, di cui è assai fiero il suo “re matto”.

Da quanto tempo è rintanato quassù a provare?
Una settimana circa. Ma mi pare un mese. Voglio per davvero seguire ogni aspetto di questo tour in prima persona e se c’è da restare fino alle cinque e attaccare alle sette lo faccio. Si esce di qui che non c’è un’anima in giro, solo un freddo dell’anima, ed è una bella visione quella di una città vuota, ma che aspetta qualcosa. Non c’è malinconia in questa solitudine di Roccaraso: c’è l’attesa.

L’attesa di quel caos che lei sta già vivendo con le prove. Quindi ora ha i baffetti perché non ha neppure il tempo di radersi?
Mannò! Volevo sembrare più cattivo, visto che bene o male devo dire la mia, devo anche… comandare. Insomma, così non sembro più cattivo? (Lo dice a fil di voce e aggrottando la fronte in una mimica spaventata, ndr).

Con i capelli tirati indietro e il baffo sottile mi ricorda vagamente Banderas.
In Intervista col vampiro?

Dovrebbe sbiancarsi un po’ …
Ma come, so’ così pallido… Guardi che so’ proprio pallido! (Si stropiccia il viso davanti a uno specchio, ndr).

Allora è vero anche che al mattino per prima cosa si mette gli occhiali da sole?
Le prime due o tre ore che sto sul palco ho gli occhiali. Credo che non mi si possa vedere, perciò è anche un gesto altruistico.

Dopo quelle due o tre ore che cos’è cambiato lì sotto?
Niente. Ha ragione. Sa qual è la verità?

No.
Che io, prima del successo, non avrei mai messo degli occhiali da sole. Pensavo fossero troppo stravaganti, che dessero nell’occhio e questo mi spaventava tantissimo. Il “vecchio” Marco adolescente girava con il ciuffo lungo schiacciato sugli occhi, pantaloni della tuta, felponi in cui affondare, per passare inosservato, mettere le mani avanti e non essere giudicato. La musica ha tirato fuori la mia eccentricità, che non è una mascherata, è quello che ho schiacciato per tanto tempo. Io ero, sono e resto timido. Non sul palco, ma nella vita. Ora sono molto più libero, ma ancora certe cose non riesco a farle.

Per esempio?
Chiamare un taxi. O prenotare un ristorante. Me vergogno proprio (e le mani spariscono nelle maniche del giacchetto di jeans, il viso è solo occhi, enormi, scuri, onesti, ndr).

Ora invece ha in mano il suo tour: mi racconta che cos’ha di speciale?
Nel nostro piccolo, viviamo una situazione opposta a quella dominante nella società. Qui lavorano solo giovani, anche se non hanno tutta quell’esperienza che può avere un professionista. Dalle grafiche, ai costumi fatti da una ragazza dell’Accademia di Brera, ai ballerini, che stavano a scuola a studiare fino a ieri, ho voluto ribaltare i soliti canoni. Anche perché a questo punto essere o non essere professionisti, in Italia, non so più che significhi. Per me le persone devono essere professionali e va data loro una chance: ma quando sono giovani, non quando hanno già tre figli! La band che mi accompagnerà è sempre quella pre-X Factor: sono ventenni, un po’ acerbi, ma su di loro ho scommesso contro tutti. Potevo avere dei professionisti impeccabili, ho voluto credere nella bellezza di una stonatura, di un errore, quando alla base c’è un feeling e una fiducia così forte. Meno professionismo, e meno giro di soldi c’è, più sale la voglia di spaccare.

Le sue canzoni parlano di solitudine. Lei come vive la sua?
Nessuno al mondo scampa a lunghe o brevi parentesi in cui è solo. È diverso quando quella condizione la vivi come una necessità. Io ricerco la solitudine perché ne ho un profondo bisogno. Anche qui, specialmente qui, che ho contatti umani moltiplicati per 100 rispetto alla normalità, ogni tanto mi isolo. Mi guardo allo specchio, mi metto a dialogare con me stesso, cerco di criticarmi – e mi riesce meglio – o di farmi i complimenti. È il mio momento di astrazione dagli altri nel caos di adesso, mentre nella vita normale la solitudine la riempio bene, la vivo bene, ci sto e non ho bisogno di distrazioni. A casa non ho manco la tv.

Come è messo, invece, ad affetti? Sembra dura conquistare la sua fiducia. O sbaglio?
Non sbaglia, lo dico sempre che sono un cinico str*** e pure testa di c***, ci siamo capiti. Mi fido molto poco e sì, sono diffidente. Forse perché sono ancora insicuro, più di quanto ammetta con me stesso. Ho paura di svelarmi e di essere giudicato, specie se sono persone che stimo o con cui c’è un feeling speciale. Se prima ero così, il successo ha esasperato la diffidenza. Per forza di cose. Però continuo a credere che in questa società la diffidenza, se non diventa paranoia, è davvero utile.

Ha sbagliato spesso nel dare o non dare fiducia a qualcuno?
Chi non sbaglia? Se uno un minimo vive, è impossibile che non faccia errori del genere. Io ho perso dei treni, anzi no diciamo dei taxi, perché ho fatto delle scelte sbagliate. Ma intanto grazie al cielo ho la libertà di scegliere. E di sbagliare. Al contrario sono stato ferito da persone a cui mi ero dato, ma son cose che riesco a cancellare. Non porto cicatrici. Dopo la prima botta di dolore, penso che protrarre depressione e sofferenza troppo a lungo sia ingiusto verso se stessi. A un certo punto te devi vole’ bene.

Ho notato un certo suo malcontento verso il nostro Paese …
Purtroppo sì. E dico purtroppo perché io adoro l’Italia, penso sia un bacino, geograficamente, culturalmente e artisticamente, di una potenza rara. E se le cose vanno male mi arrabbio. Manca l’intenzione da parte di chi ha il potere di fare la cosa migliore. Al solito prevale l’interesse personale. Basta con il magna magna, ve ne prego. Spero che questo governo tecnico aggiusti qualcosa.

Com’è stato duettare con Lucio Dalla per la canzone Meri Luis, che è nel suo nuovo album?
Ti aspetti che uno come Lucio, che ha fatto la storia della musica, ti sputi in capoccia pure mentre gli baci i piedi, e invece ha un’umiltà incredibile, soprattutto ha una fame di musica da pischello. Lucio è assurdo nel miglior senso che si può dare a questa parola. Lucio, e mi vengono i brividi a parlarne, è energia pura e pulita. Stavo registrando nel suo studio e lui per la gioia saltellava sulla sedia con il piede ingessato! Oltre a Lucio ho avuto la fortuna di conoscere Adriano Celentano e Mina, e ho capito che i grandissimi hanno una voglia di arte infinita e la voglia di combattere contro quello che non va nel nostro sistema. Hanno la gioia, ecco. E io, che non sono nessuno, ora che quella gioia l’ho vista nei loro occhi lo devo fare per forza, ’sto lavoro. Perché, tra qualche anno, quello sguardo lo voglio anch’io.


2 commenti | tags: Marco Mengoni, Lucio Dalla, Mina, Meri Luis, Solo 2.0 Tour, Adriano Celentano | permalink

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo commento
TAGS
milano
Romy Schneider
Ed Houben
ediliza
amy winehouse
donna
Carla Bruni
donne dell'est
Yara
reggiseno
guerra civile
tennis
News
Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Dimenticate, se volete, la provocazione che viene dall’America: le manager sognerebbero di essere dominate a letto (copyright Newsweek, diretto da una signora). Perché c’è dell’altro in arrivo e, tra libri, film e trasmissioni tv, finalmente si parlerà delle nostre fantasie sessuali. Magari anche di quelle più gioiose. Buon divertimentodi Alessandra Di Pietro - foto di Mireya de SagarraQuali sono le fantasie sessuali delle donne emancipate e libere? Come immaginiamo di fare l’amore c’entra con quanto siamo ricche, belle, religiose, potenti oppure siamo accomunate da uguali desideri? E soprattutto con chi condividiamo questi sogni? C’è una reticenza femminile (quasi) totale a raccontare persino al partner il sesso che vorremmo fare, ma preparatevi a un’estate in cui tutto quello che avete tenuto dentro la testa, in segreto, come se qualcuno potesse leggere i pensieri, sarà raccontato in libri, film, quotidiani e trasmissioni televisive. Non ci sarà tregua, soprattutto sulla spiaggia. Sotto l’ombrellone la proposta editoriale dominante è Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, titolo originale Fifty shades of grey), romanzo in tre volumi sulla storia di amore e sesso sadomaso tra Christian Grey, manager potente, bello, e ricco che sottomette (in senso tecnico, con frustini, mascherine e tutto il resto) una giovanissima, arrendevole e vergine studentessa (in libreria l’8 giugno, seguiranno i due successivi volumi nel giro di qualche settimana). Intanto in Francia fa discutere il film Elles che racconta il reportage di una giornalista (Juliette Binoche) sul mondo della prostituzione delle universitarie. Il film mette di fronte due generazioni di donne che hanno conquistato potere, autonomia, denaro e libertà per vie diverse: il confronto duro, complesso e senza pregiudizi, conduce le donne a una imprevista complicità che svelerà quanto, tramite la sessualità, tutte siano imbrigliate in un sistema maschile e borghese.In Italia, invece, un gruppo di giornaliste, scrittrici e registe costruisce il primo numero di Dita, rivista erotica, prima e unica nel suo genere, che sarà diretta da Melissa P., icona della libera scelta in fatto di sesso e di vita. Le chiedo se ci sveleranno le fantasie finora segrete delle altre, ma lei sorride: «Ci interessa soprattutto raccontare la sessualità reale di uomini e donne. Useremo un linguaggio diretto, immagini esplicite, arte e molto sentimento». Ce ne riveli una sua allora! Stavolta ride forte: «Non ne ho nessuna. Vivo il sesso in modo semplice, diretto, quasi primitivo, con tutto il corpo e non con la mente».Negli Stati Uniti, milioni di lettrici di Fifty shades of grey hanno fatto ipotizzare al Newsweek diretto per la prima volta da una donna, Tina Brown, che alla donne di potere piace essere dominate a letto. Costrette in ruoli fino a oggi maschili, stressate dalla competitività, le manager si rilassano nel sesso con giochi di ruolo dove l’uomo non deve chiedere il permesso. Solo qualche settimana prima, sulla copertina del Time stavolta, Liz Mundy (la biografa di Michelle Obama) autrice di The richer sex, aveva spiegato che 40 ragazze su cento guadagnano più del proprio marito, ma entro il 2030 ci sarà il sorpasso e il capofamiglia diventerà femmina.Da noi, in Italia, invece che succede? Il tasso di occupazione femminile è del 46,7 per cento (tra i più bassi d’Europa), ci servono le quote rosa per schiodare i maschi dai consigli di amministrazione, solo il 9 per cento delle signore ha in tasca più denaro del compagno. Seguendo la logica americana dovremmo almeno comandare a letto. Ma davvero la conseguenza è così lineare? Secondo Erika Lust, la regista svedese di film per adulti che vive e lavora a Barcellona, non lo è affatto: «Forse una casalinga non può sognare di essere dominata? Perché sul sesso la facciamo sempre così complicata, ma poi le donne vengono semplificate a un’unica dimensione?».Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il*PAG*Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il suo Cabaret desire, Lust ha girato quattro storie che raccontano una valanga di fantasie eccitanti ma solari e divertenti, tipo ricevere un muscoloso biondo per regalo di compleanno, un amante superdevoto, due fidanzati di sesso diverso. Il suo stile si colloca dalla parte opposta di Fifty shades of grey, ma il successo del porno romanzo che considera «una delle versioni erotiche di Cinderella», la entusiasma «come ogni libro, film o opera d’arte che ci fa discutere pubblicamente di sessualità. Abbiamo una gran bisogno di raccontare fantasie e desideri per costruire un immaginario collettivo in cui riconoscerci. Ricordandoci che la leggerezza ci fa bene. Sarà che, come la maggior parte di noi, ho sempre meno tempo a disposizione per farlo, ma penso il sesso debba essere lieve, divertente e gioioso».A questa formula la scrittrice Carolina Cutolo aggiunge l’ironia. L’autrice del fortunato Pornoromantica (Fazi) torna in libreria con Romanticidio (Fandango), storia di una spiantata, ma sessualmente dominante barwoman, che però cade ai piedi dell’amore. Dice Cutolo: «Preferisco essere come la mia Marzia, ragazza curiosa che vuole essere presa di sorpresa, a cui piacciono interlocutori erotici all’altezza della sua presenza di spirito, che la invitino a esplorare nuovi modi di giocare, tra i quali ci potrà anche essere la sottomissione, che in teoria è così lontana dalla sua natura. Mettersi a nudo nelle emozioni e lasciarsi andare al desiderio è sempre necessario per godere. Me lo auguro per ognuna di noi, ma non sempre e non solo con un uomo».L’ipotesi della bisessualità anche occasionale avanzata da Carolina Cutolo è suffragata da Tenera Valse, prostituta e scrittrice (Portami tante rose, Cooper, il prossimo sarà Anatomia di una ragazza Zoo, ilSaggiatore) che però, crede nella tesi di Newsweek. Ex professoressa liceale, oggi Valse è tra le portavoci del movimento di legalizzazione delle sex worker (ci sono dentro la Cgil e pure i clienti). A noi racconta: «Vivo una storia personale con una donna ricca e potente dove sono dominante, un ruolo per me inedito. Non è la prima né la sola. Questo non vuol dire che ogni manager sogna di essere sottomessa, ma è un dato di fatto che le rappresentazioni del sesso, nei romanzi come nelle stanze da letto, vanno tutte verso lo scioglimento dei nodi di potere che ci vincolano fin dalla nascita, con l’educazione, la scuola, la religione, il matrimonio».Non sarà che ci cuciamo da sole addosso un nuovo stereotipo? Ora che avanziamo sulla scena pubblica, ci autoinfliggiamo la punizione salvifica? Ancora Valse: «Noi siamo già stereotipi, perché costruite con l’immagine che gli altri hanno di noi: moglie, madre, amante, amica. Nelle fantasie c’è una via di fuga, per questo è così difficile tirarle fuori». Però, se siamo tante a farlo, diventa più semplice. Magari sdrammatizzando con qualche risata.Daniela Grandi, autrice de Il club dei pettegolezzi (Newton Compton), in libreria dal 17 maggio con Cose da salvare prima di innamorarsi (per la stessa casa editrice) ci anticipa che le sue sei protagoniste – ispirate a persone reali e impegnate nei mestieri più strani – hanno un gran daffare sulle fantasie: «La più scatenata è Sole. Non è una manager, ma sogna di essere la sottomessa Maggie Gyllenhaal nel film Secretary: immagina di essere bloccata da più persone, femmine comprese, o di essere una professoressa colta e stimata che in gita scolastica ne subisce di tutti i colori. Laura, che vive in campagna ed è lavoratrice autonoma, senza capi né dipendenti, non ha fantasie, forse a causa della pace bucolica. Amanda, che in ufficio è l’ultima ruota del carro, aspira a dominare ed è convinta che le fantasie aumentino man mano che il senso di colpa sul sesso, inculcato fin da piccolissime, svanisce. Da vent’anni però aspetta questo magico momento».Anche in Sesso e volentieri (Morellini) di Bea Buozzi, si narrano imprese erotiche estreme. Come le avventure di Foemina Pantera, che ogni mercoledì aspetta il suo sconosciuto amante, bendata e vestita solo con calze e décolleté. Buozzi è sostenitrice del potere curativo della fantasia: «Non vi è mai capitato, anche all’interno di un rapporto di coppia consolidato, di aggiungere nuovi personaggi? È un ottimo gioco. E scatenatevi pure sui luoghi dove farlo. Prendendo spunto per esempio da Don Giovanni, un mio contatto di Facebook, che nel lungo elenco dei posti strani mette anche il palco della Scala».Bene amiche, adesso ne sapete molto. L’estate sta arrivando, avete in mano i titolo dei libri per non annoiarvi e trarre spunti creativi. Andate, partite e divertitevi. Moltissimo. E, in vista di un autunno caldo, non dimenticate di rinnovare l’abbonamento per l’oper...