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Ma la coppia è un'opera d'arte

Ma la coppia è un'opera d'arte

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Giovedì, 21 maggio 2009 16:22

I creativi in amore sono quelli che si sposano, avverte il filosofo Umberto Galimberti. E non se ne pentono . di Monica Ceci . Umberto Galimberti non va al cinema dal 1960. «Primo perché non si fuma», spiega, «poi perché dopo cinque minuti si capisce già come va a finire la storia». Inoltre, possiamo aggiungere, non ce la raccontano tutta. Le violente passioni che occupano tanta parte del nostro immaginario personale e mediatico, sottoposte a osservazione scientifica si rivelano un evento di neurobiologia piuttosto prevedibile. In amore, suggerisce Galimberti, 67 anni, psicanalista e filosofo, i veri creativi si sposano, anzi peggio: rimangono sposati, felicemente curiosi del proprio partner anche dopo che la lenta risacca della vita quotidiana ha definitivamente spogliato di ogni velo idealizzante lui o lei, chiunque sia. «Nel matrimonio bisogna creare un’opera d’arte», dice Galimberti, «insistere sull’altro come l’artista insiste sulla sua opera. Invece di solito la gente si limita a investire sull’altro nel momento passivo della passione».

Professore, ma noi vogliamo turbamento, eccitazione, trasporto, tumulto dei sensi, ossessione, abbandono. Perché? La passione, come implica la parola, è qualcosa che l’io “patisce” e non agisce. L’io è la nostra parte razionale: quando soccombe, la passione guida il nostro vivere e il nostro comportarci. Se l’io collassa del tutto e la passione prende il sopravvento, siamo nel regime della follia. Sulla follia però bisogna intendersi: è una cosa costitutiva di tutti noi, è un po’ il nostro sottofondo. Finché possibile la teniamo a bada, quando la passione si accende allora c’è un rapporto di forza con la parte razionale, ma in certi casi la passione può anche arrivare a dominarci del tutto. . È grave? È una malattia grave, diceva Freud, con l’unico pregio di essere breve. Quando io ho una passione “patisco” l’altro e tutta la mia vita si orienta a partire da lui. Freud lo chiama delirio. Una frase tipica dei malati di passione, “senza di te mi crolla il mondo” è chiaramente un delirio. Il mondo non crolla. E la passione finisce. . Luogo comune numero uno: le donne sono più passionali degli uomini. Vero, se si fa riferimento alla differenza radicale che c'è tra uomo e donna: l'uomo è un'identità che instaura relazioni, la donna è una relazione che acquisisce la propria identità a partire dalla relazione che instaura. La struttura relazionale nella donna è biologica e psicologica, grazie alla sua capacità di generare. L'uomo è uno, la donna è due, perciò la sua dimensione passionale è decisamente più intensa. Anche la donna ha un'identità, ovviamente, ma dal momento della pubertà il ciclo mestruale, l'avverte che sarà anche una sorta di funzionaria della specie, che lavorerà nell'economia della natura. L'uomo di queste cose non si accorge nemmeno: è monistico e concentrato sull'azione, l'autoaffermazione, l'dentità. . Chi ci guadagna nel rapporto a due? La familiarità della donna con la relazione fa sì che quando un legame importante finisce in lei ci sia comunque maggiore capacità e potenza di inaugurarne di nuovi, non necessariamente amorosi e passionali. L'uomo, se perde la sua relazione fondamentale, non trova più parametri di riferimento, si dispera, si suicida, uccide . Siamo arrivati subito alla patologia. C'è patologia vera quando non accetti che l'altro sfugga al tuo desiderio. Per accettare il rifiuto ci vuole un io forte: l’io debole è quello che perseguita, molesta, uccide, perché ha bisogno dell'altro per tenere in piedi se stesso. . Luogo comune numero due: il matrimonio è la tomba della passione. La passione ha un respiro potente ma breve. Vive di immaginazione, non conosce gli aspetti d'ombra dell'altro, che affiorano nella quotidianità. . Un matrimonio passionale è un falso ideologico? Può anche esistere, dipende dall'incidenza del tema sessuale nella vita di una persona. Ci sono persone per cui la sessualità è la linea guida della vita e questi si trovano in un contesto di vulnerabilità continua, per altri la sessualità è un fatto indifferente o comunque laterale, questi non cadranno mai nel gorgo . Perché la passione ci sembra sempre in qualche modo colpevole? È un discorso ingenuo, molto cattolico. Il cattolicesimo ha sempre inscritto la sessualità nel dolore, collegandola alla punizione. Io penso che oggi la psicoterapia abbia come impegno essenziale quello di far fuori la malattia del cristianesimo, che ha riempito la gente di sensi di colpa inutili. . Lei ha scritto che l'amore è la più potente macchina da guarigione che esista. Bisogna distinguere. L'amore parte dalla passione, si accompagna alla sessualità ma vuole anche una dimensione attiva. Molti di quelli che si sposano non capiscono che per stare insieme bisogna mantenere una continua curiosità dell'altro e saper sollecitare la ricerca reciproca. L'amore è la condizione della vita, ma esige questo momento attivo . Equivoco doloroso. Il mio parere sarebbe non di facilitare i divorzi ma di rendere molto difficili i matrimoni. La passione è biologicamente necessaria, perché se non fossimo trascinati dalla follia nessuno di noi si metterebbe in mente di procreare, che è quanto di più antieconomico esista dal punto di vista dei singoli individui. Diciamo che la passione è un evento di natura finalizzato a stravolgere la mente dell’individuo e fargli fare qualcosa che torna a vantaggio della specie, non suo. Ma, a parte questo, non c'è niente di costruttivo nelle passioni, non si fonda una biografia su di esse. Le passioni ti portano a spasso. Non per niente si dice “ho perso la testa”. . Perché mai ne abbiamo nostalgia? Perché è una dimensione che rimanda all’età dell’oro, quando eravamo bambini e passivi nelle braccia di nostra madre. I bambini suscitano amore senza far nulla, lo provocano, ne sono investiti. Questo è un po’ l'archetipo della passione che vive nel substrato della memoria. . La gestione delle passioni reali però non sembra diventata più facile, né per gli uomini né per le donne. È sempre più difficile, perché la gente non conosce più i propri sentimenti. È collassata tutta quella letteratura umanistica che insegnava che cos’è la gioia, il dolore, la noia, la tragedia, la disperazione; abbiamo perso confidenza con i nomi delle passioni e con il loro decorso. E questa è una delle cause dell’analfabetismo emotivo dei nostri giorni: la mancata attivazione di questi scenari fa sì che uno provi degli impulsi di cui non conosce nulla, anche se li chiama passioni. Poi siamo nell’epoca della tecnica che richiede efficienza, non devi perdere tempo. Quando io adocchiavo una compagna di scuola non potevo parlarle subito, allora andavo a casa, le scrivevo lettere che non spedivo, poi se ottenevo il numero di telefono le telefonavo, ma il telefono era fisso e tutti sentivano, quindi ci si doveva inventare un linguaggio simbolico. Idealizzare, immaginare, creare, sono operazioni psicologiche potentissime. . Era una vita molto complicata. Voglio dire che la passione interagiva con il momento psicologicamente attivo. Oggi si va subito a letto, perciò la sessualità è depotenziata, poco interessante. Un fatto di idraulica, sostanzialmente. Anzi io penso che la pornografia sia il tentativo organizzato e scientifico di distruggere il desiderio sessuale negli uomini e nelle donne. . A quale scopo? Il desiderio desidera ciò che manca: ha una natura rivoluzionaria in sé. . Allo ra i divieti del cattolicesimo non erano tutti da buttare. In quel senso, la religione è un grande potenziatore di passioni. Se dovessi cercare passioni andrei in un convento. La religione aiuta a sviluppare l'immaginario, ma ha abbinato la sessualità alla colpa, quindi produce passioni contorte, non innocenti. . E quando mai le passioni lo sono? Sempre, senza la religione non esiste in esse la macchinazione della mente. I ragazzini che non hanno avuto questo elemento culturale di inibizione sono diventati perfettamente biologici. Comprano la pillola del giorno dopo, che altro gli resta? . Da psicanalista, le è capitato di curare persone che non riescono a liberarsi della passione, o che non riescono a farne a meno? Per carità, non se ne preoccupano minimamente. La sessualità da tempo non è più il tema dell'analisi, infatti l'analisi muore perché è organizzata sulle metafore della sessualità che andavano bene nelle società delle regole e della disciplina, quella di Freud e anche la nostra fino al 1968: c'era la regola, la trasgressione, il senso di colpa e il conflitto psichico. Oggi la gente viene in analisi perché non sa chi è, che cosa fa, per quale motivo è al mondo. La sessualità è libera. . Libera ma violenta. Le cronache sono piene di donne ammazzate. Noi abbiamo una legge ben più rigorosa delle morali, la legge della tecnica che ci obbliga a funzionare non come individui ma come maschere sociali. Alla mattina vado al lavoro, smetto di essere me stesso, non posso esprimere sentimenti né emozioni, devo parlare il linguaggio dell'apparato a cui appartengo. Alla sera torno a casa più compresso di prima e non ho vie d'uscita. Per questo le passioni esplodono.

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