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Lucrezia Lante della Rovere: I miei primi 40 anni sono diversi da quelli di mia madre

Giovedì, 16 luglio 2009 11:33

Quando era bambina le profetizzavano un futuro da scrittrice. O da suicida. Invece, dopo un matrimonio, due figlie e diversi amori, è una donna serena: “Mi sento come un criceto nella sua gabbia che arranca, spinge. Però la ruota gira” . di Giancarlo Dotto - foto Fabio Lovino

. Ci si trova nel bel mezzo di un acquazzone tropicale, in un bar al centro di Roma. Il mondo è liquido, ma la classe non è acqua. Lucrezia ruba l’occhio. Porta a spasso se stessa e i suoi pacchi con l’eleganza di un levriero russo. L’eleganza, non la spocchia. Di questi tempi trasloca, Lucrezia. Va a vivere con Marco, il moroso che dipinge corpi astrali e buchi neri. Per il resto, la sua stabilità è il set. Nove ore al giorno nei panni di Lisa Milani, la rossa con la pistola di Raiuno, poliziotta che risolve casi pubblici e corna private con la stessa morbida determinazione. Lucrezia è un po’ come Lisa. Donna di cui ci si può fidare. Uno perché non va di corsa. Due perché è una che ti guarda, prima ancora di lasciarsi guardare. Magari, da qui a cinque minuti, ti rovescia il tavolo addosso, però se lo fa sai che ha una buona ragione per farlo. Tre per come ordina il gelato, «cioccolato, cocco e panna, tanta panna, sopra e sotto», il puntiglio dei bambini. Quattro perché le scappa spesso da ridere. Come quando, al tavolo accanto, un piccione si posa sul cranio lucido di un cliente scambiato per un water. Ci si guarda. «Ci siamo già incrociati su qualche spiaggia maremmana noi due? Può darsi. Sa com’è, in mutande non ci si riconosce mai». Ho l’asso nella manica per impressionarla. So come distrarla dalla panna e dai piccioni, so come sgranarle gli occhioni. . Lucrezia, ho decifrato il sottile disegno dei suoi itinerari amorosi. Sentiamo… . Facile e ingegnoso: il codice dei quattro Evangelisti. Giovanni, Luca, Marco. Le manca solo Matteo. .

Ci sarebbe anche Paolo. Paolo non è un Evangelista, è un santo. . Di Matteo che mi dice? (ci pensa su) Mai avuto un Matteo fidanzato. . Mi sa allora che Marco deve preoccuparsi. Ma sì, teniamolo un po’ sulle spine.... . Ci va a vivere con il terzo Evangelista. Un grande passo. Non ho mai convissuto prima con i miei fidanzati. A parte Giovanni Malagò, il padre delle mie due figlie. Ma avevo vent’anni, non ho ricordi... . Molto diversi, a occhio e croce, i tre. Diversissimi. . Due narcisi impenitenti Giovanni Malagò e Luca Barbareschi. Le somiglianze finiscono qui. Giovanni è un uomo solido, quadrato. Di grandi valori. Deve riconoscere il tracciato intorno, altrimenti non si avventura. Ha bisogno di sentirsi rassicurato. L’altro è l’esatto contrario. . Così, a naso, l’uomo tutto d’un pezzo non è il suo eroe. Infatti... È che io sono un animaletto. Le cose le vivo a pelle. Giovanni ha funzionato finché quel tracciato era lo stesso dove volevo stare nella mia fragilità di ragazzina. Giovanni resta oggi il padre delle mie figlie, una figura famigliare, per me come un fratello più grande. Inamovibile. . Più mobile e movibile Luca? Luca è quello che volevo a trent’anni. L’instabilità. La continua mutazione. Un rapporto rocambolesco. Il compagno giusto per una donna smaniosa di buttarsi nelle cose. Una storia bella e morbosa, esaltata dal fatto di lavorare insieme. La passione della vita che si mischiava a quella del lavoro. . Finita anche con lui. Arriva il giorno che ti devi staccare per camminare con le tue gambe. Si cresce insieme. Poi, se l’altro non ti segue, si deraglia e cerchi altrove. Arrivò Paolo, il Santo, Giampaolo, più morbido, affettuoso. Una storia di sei anni. . La passione diventa spesso guerra. Con Luca soprattutto capitava di venire alle mani. Troppo simili. Con Giovanni la rissa era unilaterale. Lui non si scomponeva… Dico sempre che non voglio essere come mia madre Marina ma, in fondo, sono figlia sua. Impaziente, nervosa, irascibile. . Un bel ring tra voi due. Spettacolare. Solo che mia madre è libera di essere se stessa. Anzi, ne fa un uso consapevole. Io sono più implosa. Mi comprimo, mi deprimo, poi sbotto, divento peggio di lei. Mi viene anche la sua voce. Me lo fanno notare come un insulto: parli come tua madre. Glielo dico e lei, orgogliosa, mi fa: “Devi rispondere che dovrebbero baciare per terra solo all’idea di avere una madre come me”. Alla fine si ride sempre con mia madre. . Non sappiamo nulla o quasi del terzo Evangelista, Marco. L’uomo con cui, parole sue, vorrebbe ruzzolare nella sfera chiamata mondo. Stiamo insieme da tre anni. È un artista vero. Lui è il palloncino che vola, io sono quella che lo tiene a terra con il filo, perché non si perda nella stratosfera. . Anche Luca è un artista. Luca è più pragmatico, camaleontico, terreno. Basti pensare che fa anche il politico. Marco è l’artista da manuale, malato della sua ossessione. Starebbe tutto il giorno a dipingere, a cercare ispirazione, disperso nelle immagini di pianeti, astri e buchi neri. . Con lei almeno si relaziona? Ci scontriamo anche. Io sono concreta, pragmatica, veloce, una vera rompicoglioni. Lui ha tempi e ritmi diversi da noi normali. Si perde. Le sue nevrosi le riversa nel lavoro. . La vita è un feuilleton. La cosa più estrema che ha fatto per amore? Allude agli anni con Luca? Ma no… Il sesso in fondo che noia! . Per non parlare delle perversioni…

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