Lodi-Pizzighettone qui si fa l’italia
Giovedì, 18 giugno 2009 11:25
Il luogo simbolo della nostra disfatta si chiama San Zenone al Lambro, venticinque chilometri a sud di Milano. L’area dove sorgerà il mitico Expò non è distante, ma provate a parlarne coi pendolari che prendono il treno qui in stazione ogni mattina. Il Corriere della sera con una bella inchiesta ci informa sullo sfascio del sistema ferroviario lombardo. . Ogni giorno 500mila lavoratori si ammassano nelle stazioni e si spostano coi treni nella regione più ricca d’Italia. Tra le sette e le otto di mattina l’assalto ai vagoni sa di miseria, di tempi di guerra, di Terzo mondo. 1.800 treni fra Trenitalia e Ferrovie Nord, 200mila pendolari in arrivo a Milano. La rete ferroviaria scoppia, gli scambi cigolano. Torniamo a San Zenone, descritta come la peggiore delle 409 stazioni lombarde: niente biglietteria, sala d’aspetto con pozze di urina, cessi rotti. I pendolari assaltano i treni alla vecchia maniera, scene alla Millionaire, ma quella era Mumbai mica Padania. Chi può cerca un posto al finestrino (rotto) per respirare un po’. L’aria condizionata è sempre guasta. Il carico umano poi, doppio rispetto a quello che un treno lumaca può sostenere. Così spesso i convogli si rompono (la media è quattro al giorno) e restano lì, affollati e puzzolenti. I Rossi e i Bianchi affacciati al finestrino guardano il Frecciarossa che gli corre accanto e bestemmiano contro il loro Paese, anzi il nostro. Dove bramini climatizzati corrono tra Roma e Milano sempre più puntuali, mentre milioni di fuori casta percorrono settanta chilometri in tre ore, arrivano sudati alla meta, faticano come somari in ufficio e tornano a casa affranti sui carri bestiame. . Oggi la loro rabbia di cittadini di serie Z non la raccoglie più nessuno. Ma la Milano-San Zenone, 25 chilometri in 66 minuti, è un terremoto tutti i giorni, una tendopoli per sempre. Il segno di un Paese dove si corre per allestire i G8, ma si lasciano gli sfollati in tenda, si inaugurano Eurostar da 300 all’ora invece di far marciare i regionali a cento. . Di questo passo avremo il ponte di Messina prima di due corsie vere sulla Salerno-Reggio Calabria, la terza pista a Malpensa ma non Alitalia in orario, la Torino-Kiev su rotaie invece di una Milano-Piacenza decente. Ogni giorno l’Italia muore così, col sacrificio di centinaia di migliaia di pendolari. Nell’illusione che sia l’alta velocità a portarci fuori dai guai e dalla crisi. . Bisognerà capirlo, prima o poi, che è la media quello che conta. Dare un gabinetto e una poltrona al signor Brambilla, altro che Expò. Ricordarsi che l’Italia si fa - o si disfa - sulla Lodi-Pizzighettone. . Corrado Formigli
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