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La solitudine delle madri-blogger

Giovedì, 6 maggio 2010 17:04

“Nonostante la fatica”: potrebbe essere il loro motto. Sono quasi 5mila e ormai interessano alle aziende e agli editori. Perché la sera, tra l’ultima poppata e l’ennesimo pianto del pargolo, dopo una giornata di lavoro, si mettono al pc e raccontano. Di sé, del pupo e della loro vita in salita. Per condividere, ridere. E magari piangere un po’

C’è qualcosa che spinge le mamme della generazione 2.0 a ritagliarsi la sera un po’ di tempo per scrivere sul blog, nonostante. Nonostante la fatica del lavoro, dei figli, degli scampoli di vita sociale che ancora si ostinano a sopravvivere nello slalom dei primi convulsi anni di vita di un bambino (e di una madre). In Italia si calcola che le mommy-blogger siano circa 5.000. Le più brave, raccontando le avventure dei pupi, scoprono di essersi create un pubblico di migliaia di lettori al giorno. Così decidono di tenere duro e continuare a scrivere. La capostipite è Claudia De Lillo di Non solo mamma, ma in rete ce ne sono centinaia: Mamma imperfetta, Piattini cinesi, Mamma in corriera. Interessano alle aziende, che hanno capito il loro ruolo chiave come responsabili degli acquisti familiari; ispirano spettacoli teatrali (il prossimo a Milano, il 24 maggio al Nuovo, con Teresa Mannino, comica e madre); attraggono gli editori, che le trasformano in autrici. Come è successo a Chiara Cecilia Santamaria, fino a ieri nel web come Wonderland, e che ora sta per uscire con il libro, Quello che le mamme non dicono, di cui, per gentile concessione della casa editrice Rizzoli, pubblichiamo un’anticipazione.
P.M.

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Worldwidemom
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di Chiara Cecilia Santamaria
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Lei ha occhiaie scavate col caterpillar, il colorito di un topo morto e un tremore sospetto alla palpebra sinistra. Il sorriso è un po’ tirato e, dopo aver proferito la frase, lo lascia lì altri dieci o quindici secondi, per essere più convincente.
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Qui è inutile fare ipotesi, è semplicemente affetta da “cazzarellite cronica” della neomadre. Quella che non le farà mai dire che ogni tanto sbrocca di brutto. Che la cacchina santa è in realtà un putrido liquame dall’odore incancellabile. Che allattare ogni due ore è da esaurimento. Che dopo un’ora che piange le verrebbe di lasciare il gas aperto, per vedere di nascosto l’effetto che fa.
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È bravo, è bravo “Ma come va, ogni quanto mangia?”. “Ogni due ore. La notte a volte anche ogni mezz’ora. È bravo, è bravo”. “Argh. E come va coi cambi, i pannolini?”. “Mah, sai, ogni tre ore caga l’inferno in terra. Ma è bravo, è bravo”. “E il resto della giornata? Che fa?”. “Oh, poverino, tra le coliche e la sua irrequietezza praticamente strilla tutto il tempo. Ma è bravo, è bravo”.
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Vi rendete conto, no? Ora, le cose sono due: o le neomadri si rincoglioniscono col botto non appena vedono la creatura, oppure si affidano a frasi di circostanza per raccontare un momento che di per sé è parecchio lontano dall’idillio.
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E più la si racconta in questo modo, più l’utopia cresce e diventa l’unica immagine di riferimento per le povere e distrutte puerpere che, invece, si trovano a vivere una storia ben diversa. Ascoltatele, annuite, sorridete, ma ricordate sempre: stanno mentendo.
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Ve lo dico io: nei primi mesi di vita avrete la tentazione di buttare il pupo dalla finestra almeno tre volte a settimana. Di venderlo su eBay, dalle due alle cinque volte al mese. Di acquistare un volo di sola andata per Ovunquesia, facendo perdere le vostre tracce, circa una volta al giorno. Poi passa.
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In realtà è la ripetitività dei momenti che azzera la qualità della vita. Il ciclo è più o meno latte-cacca-pianto-nanna (non necessariamente in quest’ordine) sei/sette volte al giorno, in loop senza pausa.
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Se nei primi giorni cambiate il nano maneggiandolo con l’attenzione che dedichereste alla coppa in cristallo di Boemia di vostra zia, passate le due settimane lo tirate su con la praticità del salumiere col coscio di prosciutto. Sapete cambiare un pannolino al buio con abilità da PitStop ed evitare le merdine a schizzo con lo scodinzolio tipico dello sciatore. La loro gittata non migliorerà l’aspetto della vostra carta da parati, ma che soddisfazione tornare a letto senza dovervi cambiare anche voi.
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Imparerete che il nano ama fare pipì nella frazione di secondo tra il momento in cui gli sfilate il pannolino sporco e quello in cui gli mettete quello nuovo (e ringraziavo che la mia fosse femmina, mi ha risparmiato svariati shampoo). Che non tutte le potenti vibrazioni delle sue chiappe sono consistenti: in molti casi si tratta solo di gas chimici, infiammabili e velenosi. Che se accorrete al primo lamento che fa, passerete la giornata a fare avanti e indietro tra il divano e la culla.

5 commenti | tags: Chiara Cecilia Santamaria, Quello che le mamme non dicono, i blog delle mamme, mamme nel web | permalink

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Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Dimenticate, se volete, la provocazione che viene dall’America: le manager sognerebbero di essere dominate a letto (copyright Newsweek, diretto da una signora). Perché c’è dell’altro in arrivo e, tra libri, film e trasmissioni tv, finalmente si parlerà delle nostre fantasie sessuali. Magari anche di quelle più gioiose. Buon divertimentodi Alessandra Di Pietro - foto di Mireya de SagarraQuali sono le fantasie sessuali delle donne emancipate e libere? Come immaginiamo di fare l’amore c’entra con quanto siamo ricche, belle, religiose, potenti oppure siamo accomunate da uguali desideri? E soprattutto con chi condividiamo questi sogni? C’è una reticenza femminile (quasi) totale a raccontare persino al partner il sesso che vorremmo fare, ma preparatevi a un’estate in cui tutto quello che avete tenuto dentro la testa, in segreto, come se qualcuno potesse leggere i pensieri, sarà raccontato in libri, film, quotidiani e trasmissioni televisive. Non ci sarà tregua, soprattutto sulla spiaggia. Sotto l’ombrellone la proposta editoriale dominante è Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, titolo originale Fifty shades of grey), romanzo in tre volumi sulla storia di amore e sesso sadomaso tra Christian Grey, manager potente, bello, e ricco che sottomette (in senso tecnico, con frustini, mascherine e tutto il resto) una giovanissima, arrendevole e vergine studentessa (in libreria l’8 giugno, seguiranno i due successivi volumi nel giro di qualche settimana). Intanto in Francia fa discutere il film Elles che racconta il reportage di una giornalista (Juliette Binoche) sul mondo della prostituzione delle universitarie. Il film mette di fronte due generazioni di donne che hanno conquistato potere, autonomia, denaro e libertà per vie diverse: il confronto duro, complesso e senza pregiudizi, conduce le donne a una imprevista complicità che svelerà quanto, tramite la sessualità, tutte siano imbrigliate in un sistema maschile e borghese.In Italia, invece, un gruppo di giornaliste, scrittrici e registe costruisce il primo numero di Dita, rivista erotica, prima e unica nel suo genere, che sarà diretta da Melissa P., icona della libera scelta in fatto di sesso e di vita. Le chiedo se ci sveleranno le fantasie finora segrete delle altre, ma lei sorride: «Ci interessa soprattutto raccontare la sessualità reale di uomini e donne. Useremo un linguaggio diretto, immagini esplicite, arte e molto sentimento». Ce ne riveli una sua allora! Stavolta ride forte: «Non ne ho nessuna. Vivo il sesso in modo semplice, diretto, quasi primitivo, con tutto il corpo e non con la mente».Negli Stati Uniti, milioni di lettrici di Fifty shades of grey hanno fatto ipotizzare al Newsweek diretto per la prima volta da una donna, Tina Brown, che alla donne di potere piace essere dominate a letto. Costrette in ruoli fino a oggi maschili, stressate dalla competitività, le manager si rilassano nel sesso con giochi di ruolo dove l’uomo non deve chiedere il permesso. Solo qualche settimana prima, sulla copertina del Time stavolta, Liz Mundy (la biografa di Michelle Obama) autrice di The richer sex, aveva spiegato che 40 ragazze su cento guadagnano più del proprio marito, ma entro il 2030 ci sarà il sorpasso e il capofamiglia diventerà femmina.Da noi, in Italia, invece che succede? Il tasso di occupazione femminile è del 46,7 per cento (tra i più bassi d’Europa), ci servono le quote rosa per schiodare i maschi dai consigli di amministrazione, solo il 9 per cento delle signore ha in tasca più denaro del compagno. Seguendo la logica americana dovremmo almeno comandare a letto. Ma davvero la conseguenza è così lineare? Secondo Erika Lust, la regista svedese di film per adulti che vive e lavora a Barcellona, non lo è affatto: «Forse una casalinga non può sognare di essere dominata? Perché sul sesso la facciamo sempre così complicata, ma poi le donne vengono semplificate a un’unica dimensione?».Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il*PAG*Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il suo Cabaret desire, Lust ha girato quattro storie che raccontano una valanga di fantasie eccitanti ma solari e divertenti, tipo ricevere un muscoloso biondo per regalo di compleanno, un amante superdevoto, due fidanzati di sesso diverso. Il suo stile si colloca dalla parte opposta di Fifty shades of grey, ma il successo del porno romanzo che considera «una delle versioni erotiche di Cinderella», la entusiasma «come ogni libro, film o opera d’arte che ci fa discutere pubblicamente di sessualità. Abbiamo una gran bisogno di raccontare fantasie e desideri per costruire un immaginario collettivo in cui riconoscerci. Ricordandoci che la leggerezza ci fa bene. Sarà che, come la maggior parte di noi, ho sempre meno tempo a disposizione per farlo, ma penso il sesso debba essere lieve, divertente e gioioso».A questa formula la scrittrice Carolina Cutolo aggiunge l’ironia. L’autrice del fortunato Pornoromantica (Fazi) torna in libreria con Romanticidio (Fandango), storia di una spiantata, ma sessualmente dominante barwoman, che però cade ai piedi dell’amore. Dice Cutolo: «Preferisco essere come la mia Marzia, ragazza curiosa che vuole essere presa di sorpresa, a cui piacciono interlocutori erotici all’altezza della sua presenza di spirito, che la invitino a esplorare nuovi modi di giocare, tra i quali ci potrà anche essere la sottomissione, che in teoria è così lontana dalla sua natura. Mettersi a nudo nelle emozioni e lasciarsi andare al desiderio è sempre necessario per godere. Me lo auguro per ognuna di noi, ma non sempre e non solo con un uomo».L’ipotesi della bisessualità anche occasionale avanzata da Carolina Cutolo è suffragata da Tenera Valse, prostituta e scrittrice (Portami tante rose, Cooper, il prossimo sarà Anatomia di una ragazza Zoo, ilSaggiatore) che però, crede nella tesi di Newsweek. Ex professoressa liceale, oggi Valse è tra le portavoci del movimento di legalizzazione delle sex worker (ci sono dentro la Cgil e pure i clienti). A noi racconta: «Vivo una storia personale con una donna ricca e potente dove sono dominante, un ruolo per me inedito. Non è la prima né la sola. Questo non vuol dire che ogni manager sogna di essere sottomessa, ma è un dato di fatto che le rappresentazioni del sesso, nei romanzi come nelle stanze da letto, vanno tutte verso lo scioglimento dei nodi di potere che ci vincolano fin dalla nascita, con l’educazione, la scuola, la religione, il matrimonio».Non sarà che ci cuciamo da sole addosso un nuovo stereotipo? Ora che avanziamo sulla scena pubblica, ci autoinfliggiamo la punizione salvifica? Ancora Valse: «Noi siamo già stereotipi, perché costruite con l’immagine che gli altri hanno di noi: moglie, madre, amante, amica. Nelle fantasie c’è una via di fuga, per questo è così difficile tirarle fuori». Però, se siamo tante a farlo, diventa più semplice. Magari sdrammatizzando con qualche risata.Daniela Grandi, autrice de Il club dei pettegolezzi (Newton Compton), in libreria dal 17 maggio con Cose da salvare prima di innamorarsi (per la stessa casa editrice) ci anticipa che le sue sei protagoniste – ispirate a persone reali e impegnate nei mestieri più strani – hanno un gran daffare sulle fantasie: «La più scatenata è Sole. Non è una manager, ma sogna di essere la sottomessa Maggie Gyllenhaal nel film Secretary: immagina di essere bloccata da più persone, femmine comprese, o di essere una professoressa colta e stimata che in gita scolastica ne subisce di tutti i colori. Laura, che vive in campagna ed è lavoratrice autonoma, senza capi né dipendenti, non ha fantasie, forse a causa della pace bucolica. Amanda, che in ufficio è l’ultima ruota del carro, aspira a dominare ed è convinta che le fantasie aumentino man mano che il senso di colpa sul sesso, inculcato fin da piccolissime, svanisce. Da vent’anni però aspetta questo magico momento».Anche in Sesso e volentieri (Morellini) di Bea Buozzi, si narrano imprese erotiche estreme. Come le avventure di Foemina Pantera, che ogni mercoledì aspetta il suo sconosciuto amante, bendata e vestita solo con calze e décolleté. Buozzi è sostenitrice del potere curativo della fantasia: «Non vi è mai capitato, anche all’interno di un rapporto di coppia consolidato, di aggiungere nuovi personaggi? È un ottimo gioco. E scatenatevi pure sui luoghi dove farlo. Prendendo spunto per esempio da Don Giovanni, un mio contatto di Facebook, che nel lungo elenco dei posti strani mette anche il palco della Scala».Bene amiche, adesso ne sapete molto. L’estate sta arrivando, avete in mano i titolo dei libri per non annoiarvi e trarre spunti creativi. Andate, partite e divertitevi. Moltissimo. E, in vista di un autunno caldo, non dimenticate di rinnovare l’abbonamento per l’oper...