HOME | La sindrome “Giochi senza frontiere”

La sindrome “Giochi senza frontiere”

La sindrome “Giochi senza frontiere”

Zoom

Giovedì, 27 agosto 2009 14:17

Care lettrici, cari lettori, almeno per me, il segno più certo che le vacanze sono davvero finite, sta nel risorgere di un fastidio strisciante, molto autunnale, come un herpes che minacci prepotentemente, ciclicamente, di sbucare fuori: è la tendenza a vigilare su di noi, noi come italiani intendo. Per esempio, leggendo avidamente le classifiche internazionali sui confronti tra l’Italia e gli altri. Dalla scuola al Pil, dall’atletica agli aerei, dalla quantità di autostrade a quella dei computer, dal numero di formaggi alla diffusione delle lingue straniere. E in mancanza di primati (ce ne sono sempre meno), o almeno di un piazzamento onorevole (lasciamo perdere il Nord, ma allora la Francia o la Spagna, latini pure loro?) riconoscere subito quello stringimento infantile di quando a Giochi senza frontiere ci piazzavamo da far schifo, e la voce dei due speaker pigolava sempre più piano, precipitando dall’eccitazione al soffio puro e semplice della disillusione. E noi con loro. La sindrome Giochi-senza-frontiere da allora si è molto dilatata. E complicata nell’infinita disponibilità a essere sedotta da qualunque cenno di approvazione. E quasi non conta chi dice, ma che cosa dice. Come l’ultima rivelazione possibile su quel che di buono siamo, la risposta assolutoria che ci era sfuggita, la definizione alla quale non avevamo mai pensato. Per questo, e solo per questo, nella fragilità di questo settembre che si annuncia strapieno di ritorni alla Realtà, ho provato un po’ di sollievo leggendo l’intervista all’attore inglese Colin Firth che dice “voi italiani mi spezzate il cuore” ( a pagina 38). Appunto: glielo spezziamo perché siamo perfetti: arte, cucina, cinema. E menefreghismo. “Un tale paradosso di bellezza e frustrazione”. Menefreghisti forse. Tranne che su noi stessi: così belli da far paura. . Raffaela Carretta

commenta | tags: Colin Firth, Raffaela Carretta, Gioia | permalink

Inserisci il tuo commento
TAGS
castello della Rotta
Giovanni Malagò
Edward Cullen
psicologo; Raffaela Carretta
Donna contro donna
figlio
Neri Marcorè
La risposta esatta di "L’ha detto davvero?"
Adriano Giannini
Claudia Mori
nozze di Chelsea Clinton.
Pallavolo
News
L’orizzonte di Federica (e di chi fa figli)

L’orizzonte di Federica (e di chi fa figli)

Care lettrici, cari lettori,chissà se la statuaria Federica Pellegrini, 22 anni, riuscirà a fare un figlio prima dei 40, come ormai succede sempre meno frequentemente. Io credo di sì: basta leggere l’intervista a pagina 42 per capire che la linea del suo orizzonte materno si staglia abbastanza netta a dopo le Olimpiadi di Londra del 2012. E tuttavia colpisce la disponibilità mentale, il presupposto favorevole all’idea, quando dice che se arrivasse anche subito, senza essere cercato, il figlio lei se lo terrebbe. Rinunciando al nuoto, forse per un po’, forse per sempre. Detto da lei fa una certa impressione, innanzitutto sul piano fisico: una ragazza abituata a stare a mollo in piscina, braccia e gambe sotto sforzo per 18 chilometri al giorno, provando sulla superficie stessa della sua liscia pelle, la ferocia e il dolore della stanchezza, all’improvviso è disposta a buttare via lo slancio con cui è abituata a tendersi da una vita, in nome di un’altra vita. Secondo me è una buona notizia. È sempre una buona notizia, fare un bambino, se lo si vuole. Una cattiva notizia invece è farlo e poi non vederlo perché qualcuno te lo sottrae per pasticcioneria, malafede, inadeguatezza. E magari questo qualcuno è lo Stato come si racconta a pagina 72 (“Troppo povera per crescere un figlio”). E poi, buona o cattiva notizia che sia, leggete l’illuminante monito alle mamme over-quarantenni (pagina 64). Una primipara attempata proprio non ci pensa. Ma noi, giornale utile, sì. Dieci anni dopo una guerra fatale l’aspetta: figlia adolescente contro madre in menopausa. Di là un foruncolo, di qua una scalmana. Il duetto del femminile più simmetrico che c’è: dopotutto sempre di ormoni si tratta..Raffaela Carretta...