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Il vero bersaglio del Vaticano Le accuse della Chiesa contro le suore americane vanno oltre la religione: sono un tentativo per evitare la rielezione di Obama

Il vero bersaglio del Vaticano Le accuse della Chiesa contro le suore americane vanno oltre la religione: sono un tentativo per evitare la rielezione di Obama

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Giovedì, 7 giugno 2012 11:55

È toccato a un prete di parrocchia dare voce a un altro incredibile torto che la Chiesa sta facendo a se stessa, sotto la (usuale) formula di raddrizzare i torti dottrinari. La settimana scorsa padre Doug Koesel della Blessed Trinity catholic church di Cleveland, in Ohio, ha preso carta e penna e ha risposto alla domanda che molti suoi parrocchiani gli avevano posto in modo pressante: «Con chi dobbiamo stare, con le suore o col Vaticano?». L’opinione di padre Koesel (che ha fatto il giro di tutti i media americani, cattolici e non) è rigidamente osservante: «Il Vaticano ha ordinato un’indagine sulla vita delle monache americane perché gli alti prelati nutrono dubbi sulla loro ortodossia, il loro femminismo e le loro pratiche pastorali. Il problema è che questo approccio pone le monache dalla parte di Gesù e il Vaticano da quella di uomini vecchi, stanchi, che fanno un ultimo tentativo di salvare un regno ormai a pezzi per un gran numero di ragioni».

Come si vede, non solo a Roma la Chiesa è attraversata da tensioni. La vicenda delle suore americane non è affatto un dettaglio, anzi: è il compendio di quasi mezzo secolo di concezioni diverse fra i due lati dell’Atlantico. E un riflesso di uno scontro che negli Stati Uniti è sempre molto forte in periodo di campagna elettorale per la presidenza. Ma soprattutto è un’ulteriore prova delle tante ragioni per cui l’attuale Papa ha molti oppositori.

Le monache americane, va detto subito, sono un gruppo di donne formidabili. Parliamo di circa 50mila persone che si sono molto ridotte rispetto agli anni 70 a causa della crisi delle vocazioni, ma la cui presenza sulla scena sociale americana è ancora molto forte, soprattutto negli Stati industriali dove in passato c’è stata una forte immigrazione, in particolare di italiani e polacchi. Queste suore sono molto attive nell’ambiente in cui vivono e, a differenza delle loro consorelle di altre nazioni, hanno un altissimo livello di istruzione: sono ingegneri, insegnanti, medici e infermiere; gestiscono istituti scolastici d’alto livello, cliniche e organizzazioni d’intervento sociale. La tensione fra queste donne e il Papa non è certamente cosa nuova. Nel 1979, quando Giovanni Paolo II visitò gli Usa, sorella Theresa Kane, presidente della più importante organizzazione di suore, gli chiese la promozione delle donne in tutti i ministeri della Chiesa, incluso il sacerdozio.

Visti i precedenti, nessuno si è stupito che Papa Benedetto XVI appena eletto abbia commissionato un’inchiesta su queste signore, conclusa lo scorso aprile. La Leadership conference of women religious, il gruppo che raccoglie la maggior parte delle sorelle americane, è stato accusato di «violazioni dottrinarie», fra le quali probabilmente la più incredibile è quella di spendere troppo tempo «nella promozione della giustizia sociale».

Dietro queste parole in realtà ci sono questioni più importanti, come l’aborto, l’eutanasia e i matrimoni gay, ai quali le suore e la maggior parte dei cattolici americani sono favorevoli. Ora che negli Usa si è aperta la campagna elettorale queste questioni sono diventate di nuovo scabrose e hanno riacceso lo scontro tra le fila dei fedeli della Chiesa romana. La condanna delle suore va dunque vista anche come un segnale dell’opposizione di una parte della conferenza episcopale americana alla rielezione del presidente Obama.

Lucia Annunziata -Editorialista de La Stampa, tutte le domeniche conduce In 1/2 h su RaiTre. Vive
tra l’Italia e gli Stati Uniti

2 commenti | tags: suore americane, Doug Koesel, Blessed Trinity catholic church, Theresa Kane, Lucia Annunziata | permalink

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