Il ruggito di Michelle Chi ha mai creduto che la first lady fosse contenta di zappare l’orto della Casa Bianca per dare un buon esempio al Paese?
Giovedì, 12 gennaio 2012 13:03
Puntuale come il freddo d’inverno, arriva il libro sulla prima famiglia d’America, intitolato The Obamas e scritto da Jodi Kantor, giornalista del New York Times. Il 2012 è anno di elezioni presidenziali e l’attuale leader della Casa Bianca dovrà combattere con tutte le armi a sua disposizione per ottenere il secondo mandato. Dunque, quale migliore strumento di propaganda di una bella storia di coppia?
In questo caso, però, siamo ben lontani dalle solite banalità. Non si sa se per distrazione dell’autrice o per l’effettivo carattere del personaggio, certo è che il ritratto della first lady non è esattamente apologetico: Michelle risulta intelligente, affascinante, ma anche arrogante, sospettosa, permalosa, radicale in politica e nella difesa delle sua famiglia, e con un’attitudine al comando e allo scontro degne di un generale. Roba da far sembrare una gattina la tanto criticata Hillary Clinton, il cui attivismo rischiò di rovinare il primo mandato di suo marito Bill. Tuttavia, la signora Obama descritta nel libro non sorprende. L’avvocatessa nera laureata a Harvard, nata in una delle famiglie più attive della comunità nera e in una delle città americane, Chicago, dove questa comunità ha svolto un grande ruolo, è sempre apparsa come prima e migliore alleata del presidente. È sempre stato evidente che le stessero stretti gli atteggiamenti, le foto e gli abiti delle occasioni ufficiali, un apparato studiato a tavolino per farla entrare nella pelle della donna che deve rappresentare una nazione. In fondo, chi ha mai creduto che Michelle fosse contenta di zappare l’orto della Casa Bianca per dare un esempio di buona alimentazione al Paese?
Del resto, in questi primi tre anni a Washington il suo disagio si era già manifestato con una serie di scelte che stridevano palesemente con le rassicurazioni formali. Lunghe assenze dagli impegni ufficiali, vacanze in momenti inopportuni, come quella in Spagna all’epoca del riversamento di petrolio nel Golfo del Messico. Per non parlare di Barack, lasciato solo il giorno dei suoi 50 anni (successivamente Michelle ha organizzato una festa, ma il presidente ha passato il compleanno senza di lei). E poi ci sono anche state voci di litigi tra i due e persino di divorzio.
Adesso apprendiamo da The Obamas che, probabilmente, la verità sui rapporti familiari è meno personale e più politica. Michelle non ha mai accettato il ruolo in cui è stato messo il marito: un presidente che, secondo lei, avrebbe dovuto continuare a essere una figura rivoluzionaria, invece è stato rinchiuso dai più stretti amici e collaboratori nei panni di un qualunque politico. Un uomo, cioè, più attento a mantenere i consensi del suo partito che a trasfomare la società.
Nei molteplici scontri di posizioni, ha vinto Michelle. Il libro racconta, per esempio, di un confronto aspro, in cui sono volati insulti pesanti, con Rahm Emanuel, allora capo di gabinetto del presidente, finito con le sue dimissioni. Dopo essersi congedato, Emanuel è diventato sindaco di Chicago, in ogni caso grazie agli Obama. Sembra però che le turbolenze non siano finite. Proprio questa settimana c’è stato un altro cambio nello staff della Casa Bianca. Forse anche quest’ultimo episodio è un’ulteriore prova del fatto che Michelle ha ragione: la presidenza di suo marito non è andata come avrebbe dovuto. Vedremo. In ogni caso, preferisco una first lady con forti opinioni a molte delle consorti frustate (e bevute) che l’hanno preceduta.
Lucia Annunziata - Editorialista de La Stampa, tutte le sere conduce La crisi - In 1/2 h su RaiTre. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti
commenta | tags: the Obamas, Michelle Obama, Lucia Annunziata, first lady | permalink

