Il nemico che non ti aspetti Lottare contro la criminalità organizzata è ancora possibile. Ma niente fa più paura dell’illogica traiettoria di un folle
Giovedì, 24 maggio 2012 11:55
L’uomo con la giacca scura e i pantaloni beige. Quello che non ti aspetti. E mentre cercano tracce del suo maledetto Dna, mentre interrogano i sospetti, hai ancora la speranza – brutta parola speranza, lo so – che a piazzare la bomba fuori dalla scuola di Brindisi sia lo sgherro ben vestito della mafia. O l’affiliato di qualche organizzazione terroristica del pianeta. Che ci sia una ragione insomma, un calcolo crudele, brutale, abietto. Un regolamento di conti, una vendetta, una strategia della tensione. Un ricatto. Che si possa spiegare il sangue versato con una trama, un disegno razionale, un piano ben congegnato. Un dolore così assurdo deve essere razionalizzato.
Gli omicidi degli anni di piombo, per esempio, erano atti di guerra, una guerra per cancellare la democrazia con i proiettili. Le stragi di mafia furono il tentativo di un antistato potente e pervasivo di cancellare il diritto e asservire il Parlamento alle cosche. Le bombe nere –piazza Fontana senza colpevoli, Bologna, l’Italicus – rientravano nella strategia della tensione, miravano al golpe, chiedevano i colonnelli.
Gli italiani hanno sempre reagito, aggrappati alla loro giovane democrazia, in difesa della legalità. E lo stanno facendo anche adesso, nei cortei spontanei che il giorno dopo la bomba di Brindisi hanno attraversato le principali città. Animati dal rifiuto della mafia e del racket, punteggiati dai cartelli dell’associazione Libera. Come fossimo ancora nel 1992, fra Tangentopoli e Falcone. Fosse stata la mafia, conosceremmo il nemico.
Ma dagli investigatori arriva un’indicazione molto più agghiacciante: «Gesto isolato». Il telecomando a Brindisi l’ha premuto un pazzo, uno psicotico. Non Giovanni Brusca sulla collina di Capaci. Il folle, lo stragista potrebbe essere un altro Breivik, il trentaduenne norvegese che il 22 luglio 2011 giustiziò 77 persone su un’isoletta a colpi di fucile. Oppure un Unabomber dalla doppia identità, un lupo solitario, un militare in pensione. Il prodotto imprevedibile di una lunga crisi economica e politica, dell’allentamento dei vincoli familiari e sociali. L’esito estremo di una lunga solitudine. Qualcosa di intangibile, quindi ancora più oscuro. Lottare tutti insieme contro la criminalità organizzata è ancora possibile, così come marciare in difesa della democrazia e dei diritti. Ci sono pericoli contro i quali siamo vaccinati. Individuare la singola follia, isolare la schizofrenia è tutt’altro. Richiede controllo sociale, senso della collettività. Politiche forti. Condomini dove ci si saluta per le scale. Quello che a noi, oggi, comincia a mancare.
Spero tanto che nella mente di quel bastardo in pantaloni beige ci sia stata una maledetta, criminale ragione del gesto. Niente fa più paura dell’illogica traiettoria di un folle.
Corrado Formigli - Il giovedì sera conduce Piazzapulita su La7
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