I figli del padrino A modo loro, i ragazzi Riina sono un modello di funzionalità perfetta. Nel nome della solidità familiare
Giovedì, 6 ottobre 2011 14:50
Uno immagina che le famiglie dei boss siano le più disastrate di tutte. Che abbiano problemi di droga, traumi psicologici, colpi di follia, insomma l’armamentario delle famiglie disfunzionali. La famiglia di Totò Riina che, secondo gli esperti di mafia, è il Capo dei capi, in carcere dal 1993, e dunque è un padre assente secondo i canoni odierni, sembra avere invece a modo suo una funzionalità perfetta.
I quattro giovani Riina sono un modello di continuità e solidità familiare: a parte il non piccolo difetto di essere strettamente collegati alla mafia e invischiati con la Giustizia, non hanno mai dato scandalo, fanno vita ritirata e non sfoggiano il cafonissimo stile di vita dei Casalesi, né dei nuovi ricchi borghesi.
Parliamo di questa famiglia perché le cronache della settimana l’hanno riportata in primo piano. Il secondo dei figli maschi di Riina, Giuseppe, appena uscito dal carcere di Voghera dove ha scontato una pena a otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, è di nuovo sospettato: secondo un collaboratore di giustizia, nel 2009 avrebbe progettato un attentato contro Angelino Alfano, attuale segretario del Pdl, all’epoca Guardasigilli. In contrasto con quest’immagine da boss, il giovane Riina prima della scarcerazione aveva chiesto di fermarsi a Padova, dove aveva trovato lavoro in una onlus, e di non tornare più a Corleone. Strategia d’immagine o verità? Difficile saperlo.
Giuseppe è il terzo dei quattro figli avuti da Ninetta Bagarella e Totò Riina: la prima, Maria Concetta, è nata nel 1974; Giovanni Francesco nel 1976, Giuseppe Salvatore nel 1977 e Lucia nel 1980. Il secondogenito Giovanni Francesco è da tempo fuori gioco, condannato all’ergastolo per quattro omicidi. Più interessanti sono le figlie femmine. La maggiore, Maria Concetta, è quella che più spesso si è sentita, in virtù di una sua battaglia personale per garantirsi una certa “normalita”. Anni fa diede a Repubblica un’intervista molto significativa — non foss’altro per averla data. Invece delle solite balle che raccontano i figli dei mafiosi («Non sapevamo», «Abbiamo vissuto in un ambiente del tutto normale»), Maria Concetta dice la verità sulla sua infanzia passata in clandestinità, ben 19 anni, sotto nomi diversi dal proprio: «Chi eravamo, noi lo sapevamo da sempre: noi lo sapevamo che eravamo latitanti. Da quando io mi posso ricordare, l’ho sempre saputa questa cosa, che mio padre era ricercato e che noi dovevamo scappare perché lo cercavano, perché era accusato di tutti questi omicidi».
Un’intervista data «per il futuro dei miei figli», ma senza rinnegare né giustificare il padre. Una famiglia come un destino.
L’altra figlia femmina, Lucia, si è sposata il 27 luglio del 2008, sempre a Corleone. Abito bianco, lusso contenuto, unica cosa burina: la quantità di enormi occhiali da sole indossati da tutti gli uomini presenti, inclusi sposo e testimoni (va però detto che l’uso degli occhialoni non era forse una questione estetica, ma di mascheramento). Matrimonio tradizionalissimo, in cui si può vedere in una delle rare apparizioni pubbliche la matriarca Ninetta Bagarella Riina (sorella del boss Leoluca Bagarella). La signora è composta e pettoruta, indistinguibile da qualunque moglie di ingegnere o avvocato. Per chi volesse farsi un’idea di quel matrimonio, consiglio di vederlo su YouTube filmato dalla televisione locale Telejato, che inviò per l’occasione una strepitosa giovane cronista.
Lucia Annunziata - Editorialista de La Stampa, ogni domenica conduce In 1/2 h su Raitre. Vive tra l’Italia e gli Stati Uniti
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