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Guarda Pattinson, capirai come cambia il mondo

Mercoledì, 23 giugno 2010 11:54

Ha il corpo mutante e i lobi frontali della malinconia,la bocca sensuale e un viso spirituale che ricorda le Beatrici o i paggi della pittura preraffaellita, una faccia pieno di lineamenti, ma incapace di sciogliersi in una smorfia buffa. Uno scrittore ha indagato per noi il fascino dell’attore più amato del momento. Scoprendo una bellezza che confina pericolosamente col brutto
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di Walter Siti*- foto Peggy Sirota, Hedi Slimane e Nathaniel Goldberg
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Speriamo che Robert Pattinson abbia nervi saldi, e soprattutto che sia un attore vero, altrimenti non uscirà vivo dalla bufera che l’ha travolto. A soli 24 anni, copertine sulle riviste più glamour, sondaggi che lo proclamano il giovane divo più sexy e il meglio vestito, migliaia di ragazzine sconvolte dal suo sex appeal. Una mia amica, che l’ha conosciuto personalmente, dice che «ha un’aria malata» e che quando si sono trovati da soli in ascensore lei si è sentita «il maschio dei due»; ma lei ha più di 30 anni, forse è fuori target.
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Non c’è dubbio che il corpo di Robert Pattinson sia un corpo mutante, uno di quelli che spiegano meglio di tante parole i cambiamenti che stanno avvenendo nella società. Il viso ne è il fulcro: bocca sensuale e occhi tristi, incavati in un arco sopraccigliare sporgente; lobi frontali molto sviluppati, i lobi frontali della malinconia. Naso lungo e severo, mento pronunciato; complessivamente, un’incredibile somiglianza con i prototipi androgini della pittura preraffaellita (potrebbe essere una Beatrice, o un paggio, di Dante Gabriele Rossetti). Un viso che si prende molto sul serio, che non riesci a immaginare in una smorfia buffa o in una franca risata; un viso pieno di lineamenti, dove scarseggiano le zone inerti della pura biologia; insomma un viso spirituale, pallido bello e dannato come Lucifero nel Paradiso perduto di Milton. Una di quelle bellezze che confinano col brutto, basta un ritocco di pochi millimetri e suggeriscono il mostruoso: quei lobi frontali, un poco più sottolineati e saremmo alla Creatura di Frankenstein; quel ricciolo all’insù ai lati della bocca, un poco più caricaturale e somiglierebbe a Maurizio Belpietro. Il fascino deriva proprio dal rischio, dall’avere sfiorato una zona pericolosa ed esserne usciti vincitori.
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Non dev’essere facile portarsi in giro una faccia così; e non meraviglia che Stephenie Meyer, l’autrice della saga di Twilight, quando lo ha visto sul set ne sia rimasta folgorata. Il suo vampiro è letteralmente un bello senz’anima, e l’orgoglio della ragazza che lo ama è di essere l’unica a sapere che lui invece un’anima ce l’ha. Anche se in Remember me ha fornito una buona riedizione del ribelle di jamesdeaniana memoria, e anche se sta puntando ad ammiratrici più mature col suo aspetto ottocentesco da romantico rovesciato (sarà il Bel Ami di Maupassant in un prossimo film con Uma Thurman), non c’è dubbio che il vero attuale fascino di Robert Pattinson, il suo imprinting, il marchio di cui le ragazze sono fanatiche, sia la sua perfetta coincidenza con l’immagine del vampiro ‘autocontrollato’ Edward Cullen. Un uomo che non vuole essere amato e ciò nonostante ti guarda «come se ti volesse mangiare»; un uomo che non può permettersi di fare sesso con te perché se lo facesse ti succhierebbe tutto il sangue (Pattinson stesso dichiara divertito che una delle domande più frequenti delle sue fan è «che tipo di dentifricio usa»); un uomo che è il solo a poterti consolare del terrore che lui stesso ti suscita; che cosa si può sognare di più, nella sfera dell’amore impossibile, della dedizione assoluta?
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Fin qui siamo nell’ambito di ciò che le ragazze hanno sempre sognato: il masnadiero, il fuorilegge, il Lancillotto che mette una spada tra il tuo corpo e il suo e perfino il Cristo che si dissangua per te nei deliri delle grandi mistiche (nei due film della saga visti finora, Pattinson non appare mai a torso nudo tranne che nel finale di New Moon, nella scena della processione a Volterra, ed è un’apparizione di chiara suggestione cristologica). Ma c’è qualcosa di più nuovo, si direbbe di postmoderno, nel modo che la saga ha di trattare il mito del vampiro. Mentre nell’antico Dracula di Bram Stoker il vampiro rappresentava l’irruzione del male e del caos nell’ordinato e noioso mondo inglese, qui il vampiro è piuttosto l’ordine, la disciplina sentimentale, in un mondo che conosce soltanto l’approssimazione e il disamore. Là le donne erano orribilmente spaventate (anche se inconsciamente attratte) dal vampiro e lo volevano uccidere, qui la protagonista Bella non ha nessuna paura e vorrebbe morire lei per raggiungere il vampiro nel suo mondo. Perché il mondo del vampiro è l’avventura, lui vola come Superman e ti fa sorvolare paesaggi incantati; ha una famiglia simpatica e giocano a baseball, sia pure coi superpoteri. La luce del sole non lo ferisce, ma anzi fa fiorire la sua pelle di brillantini come se fosse uno Swarovski; è la passione in un mondo sterilizzato, ma la passione coincide con l’artificio e con la tecnologia. Pare che il terzo film della saga, Eclipse, sia tutto basato sulla competizione, che già si annunciava in New Moon, tra Edward e Jacob, il nativo americano che discende per vie totemiche da una razza di lupi. Il corpo di Taylor Lautner, l’attore che impersona Jacob, è esattamente il contrario del corpo di Pattinson: carnale e animalesco quanto quello è spirituale; muscolare e palestrato, sempre mezzo nudo con gli amici e compari; aperto e facile al sorriso, disponibilissimo al sesso. Anche etnicamente contrapposto, sanguemisto con visibili tracce appunto nativo americane mentre Pattinson è il perfetto anglosassone; pare chiaro che sarà Edward il preferito nel cuore di Bella, l’altro è troppo amicone e troppo raggiungibile. Ma soprattutto l’altro è a contatto con la natura, mentre Edward è fuori dalla natura, in un limbo sospeso.
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Ecco, l’ultima ragione del fascino di Robert Pattinson mi pare che stia nella sua capacità di incarnare una corporalità artificiale e di rappresentare un sex appeal che non ha quasi più niente di umano, è quasi il sex appeal di un automa. Sempre vestito di nero, incarna un’estetica emo che è una forma esangue di dandysmo: un desiderio che diventa tutto look, uno stringersi spaventato di ragazzi che frequentano il fantasy perché non se la sentono di affrontare la vita. La tenera Bella è contesa tra un vampiro e un licantropo («non siete i primi mostri che incontro», dice ai giovani lupi, e quelli la definiscono scherzosi «un’esperta del settore»); ma non se ne dispiace, anzi è convinta che per l’amore sia ormai necessaria una metamorfosi. Disintossicare Edward è la sua missione (lui confessa di desiderarla «come se tu fossi la mia qualità preferita di eroina»), recuperare una paradossale banalità quotidiana (il matrimonio) in un mondo che affida alle trasformazioni tecnologiche la ricerca dell’identità.
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* Scrittore, il suo ultimo libro è Il canto del diavolo, Rizzoli

3 commenti | tags: Edward Cullen, Bram Stoker, Taylor Lautner, Stephenie Meyer, Uma Thurman, Bel Ami, Maupassant, Robert Pattinson, Walter Siti | permalink

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