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Grande ingorgo in aeroporto

Grande ingorgo in aeroporto

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Giovedì, 24 giugno 2010 16:59

I passeggeri aumentano. Gli aerei no, perché la crisi ha colpito duro e le compagnie devono tagliare rotte e spazi a bordo. Tra overbooking e fantasiose regole per i bagagli, l’estate inizia all’insegna del “qui non c’è posto”. Col rischio che, dopo il trolley, pesino pure noi
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di Giulia Vola
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Mamma si è ristretto l’aereo. Se fosse un film, sarebbe allettante. Purtroppo, però, è il trailer della prossima estate. Protagonisti: overbooking, ritardi, scioperi, lotte per il posto in cabina, crisi isteriche per il trolley che non entra nella gabbia, coincidenze che vanno a ramengo, notti in aeroporto, vacanze rovinate. Il copione inizia con la crisi del 2009: passeggeri che non ci sono, voli che partono vuoti e compagnie che si mettono le mani nei capelli.
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Il calo del fatturato è il peggiore della storia: meno 15 per cento rispetto al 2008, ottanta miliardi di dollari che hanno preso il volo. Per salvare il salvabile si riducono le frequenze delle rotte e si cancellano quelle poco redditizie.
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Seconda scena: siamo nel 2010, i viaggiatori ritornano alla carica ma nessuno, a quanto pare, se lo sarebbe aspettato. Eppure solo nella prima settimana di giugno, e solo negli scali milanesi, l’aumento è del 10,2 per cento. Il vulcano islandese che ha costretto gli aerei a terra è una piccola parentesi che non incide più di tanto: a maggio, nonostante i cieli chiusi, la crescita è stata superiore al 9,5 per cento del primo trimestre.
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Secondo la Iata, l’ente che federa a livello mondiale le grandi compagnie, a fine anno i biglietti venduti in classe economica saranno il 7,4 per cento in più rispetto a quelli del 2009. In testa, si piazzano gli amanti della business e della prima classe: più 7,6 per cento. Vera e propria musica per le orecchie delle compagnie che qui incassano i maggiori guadagni. Meno per i viaggiatori. Il perché è semplice: la Iata prevede che il 90 per cento dei sedili saranno occupati ma, trattandosi di una media, ci saranno i voli mezzi vuoti e quelli più che pieni. Ovvio risultato: l’overbooking è destinato a crescere.
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La trama si complica quando si scopre che, a fronte di tutti questi più, l’offerta di voli rimane pressoché invariata. Sulle tratte interne del Nord America, tanto per fare un esempio, crescerà solo dello 0,2 per cento e del 6,6 su quelle internazionali. E, gran finale, meno voli uguale voli più cari. Sempre la Iata ha calcolato che nel 2010 il prezzo medio per un posto in business o in prima classe è salito del 10 per cento. E, anche se fanno eccezione le compagnie dai bilanci floridi, tra cui alcune arabe (Emirates, Etihad, Qatar) ed estremo-orientali (Singapore, Cathay), i loro exploit non ingrassano la penuria delle millesessantuno società aeree. Inutile pensare alle offerte low cost che nel 2009 salvarono le vacanze di milioni di viaggiatori: la Ryanair ha annunciato rincari del 10 per cento sul costo dei biglietti. Ora tocca ai passeggeri mettersi le mani nei capelli.
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Quando va bene, perché quando va male, le mani addosso se le mettono al check in. Il ponte del due giugno è stato il primo banco di prova e l’annuncio «chi è disposto a rinviare la partenza si avvicini al desk, grazie», è risuonato puntuale da Torino a Trapani. E non soltanto: racconta Cristiano Conti, 57 anni, partenza prevista alle 19.45 con volo Iberia da Madrid a Roma: «Ho fatto il check in alle 18.30, i controlli alla dogana e mi sono messo in fila al gate». Il signore non viaggia molto, non aveva fatto caso alla sua carta d’imbarco, dove, invece del posto assegnato, c’era la scritta SB. Stand by. Risultato: una notte in aeroporto e una giornata di lavoro persa.
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«Mi hanno detto che se avessi fatto il check in on line non sarebbe successo. Ma io non so nemmeno ricaricare il telefono, figurarsi fare il check in». Al momento, un rimedio efficace l’ha trovato solo Ryan Kingsbury, 28 anni, ingegnere al Mit del Massachusetts: si prenota sulle rotte più affollate e quando sente il din don si offre volontario, rinuncia al volo e incassa voucher per viaggi e alberghi. Negli ultimi tre anni ha messo da parte quasi settemila dollari. Chi volesse saperne di più, vada su flyertalk.com, dove si ritrova chi viaggia ma non vuole il posto a ogni costo.
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Nel frattempo, però, non resta che rassegnarsi.( continua alla pagina seguente)

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