Francesco Renga: quando ho capito che non avrei vinto
Venerdì, 24 febbraio 2012 12:15
È partito per il Festival deciso a sedurre gli italiani con la sua bellezza “furiosa e nobile”. Poi, dopo la sua polemica contro la presenza strabordante di Celentano, sono successe molte cose, sfortunate e “un po’ strane”. La fine è nota, il resto ve lo raccontiamo noi. Che l’abbiamo seguito come un’ombra per scoprire che, se la sintesi della tua vita è l’Urlo di Munch, “quel che conta è prendersi tutta la felicità possibile, anche coi morsi”
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di Ilaria Solari - foto Alessio Pizzicannella
Li sedurrò: mi piacerebbe convincerli ad alzarsi in piedi, perché siamo un Paese in ginocchio. Vorrei restituire alla gente quella bellezza “furiosa e nobile”, come dice la mia canzone, che costringe a farsi delle domande».
«Renga, mi sta dicendo che arringherà gli italiani da Sanremo?».
«Perché non viene a vedere?».
Si era conclusa col classico invito che non puoi rifiutare la mia chiacchierata con Francesco Renga, una settimana prima dell’avventura sanremese che, a dispetto dei pronostici, l’ha poi escluso dal podio.
Erano i giorni dell’Italia sottozero, in cui la neve rallentava i trasporti e mandava a monte gli appuntamenti. Mai abbastanza neve da fermare lui che, da buon bresciano, s’era presentato negli studi della casa discografica fresco e puntuale, spargendo buonumore, abbracci e un misterioso profumo di fiori che incongruamente mi avrebbe accompagnato per tutta la giornata artica.
Tra le tante cose dette, l’ex voce dei Timoria, già vincitore a Sanremo con Angelo nel 2005, mi aveva giurato, nell’ordine: che questa volta al Festival ci sarebbe andato senza famiglia («Da solo: monastico e concentrato. Non è il momento per sparare i botti»). E che la canzone scelta, La tua bellezza, avrebbe infiammato i cuori.
Poi c’è stata la maratona dell’Ariston, in cui, prendendo l’invito alla lettera, sono stata la sua ombra. «Siamo partiti con la neve e qui è primavera», constatava appena sbarcato in Riviera, con le pedule ancora addosso, ma già attrezzato di giubbottino in similpelle e Ray-Ban.
Giorni in cui, come ogni artista, Francesco è stato preso in consegna da un’inesorabile squadra di discografici, agenti, uffici stampa e scarrozzato tra prove, croniste cinguettanti e conduttori radiotelevisivi che gli chiedevano di pronunciare frasi come: «Sono Francesco Renga e questo è il mio messaggio speciale per gli ascoltatori di radiocuoreamore». Sotto il perenne assedio dei fan assatanati e di un corpo d’assalto armato di flash e macchine fotografiche che l’ha costretto a pose discutibili su divanetti troppo gialli, o davanti a fondali improbabili, srotolati senza sosta alle sue spalle.
Giorni in cui, tra la pennica al pomeriggio, la lampada Uva e il bagno turco con gli amici, non sono mancati i momenti di tensione. Come la mattina della finale, quando, in sala stampa, Renga sente annunciare l’ordine di apparizione di quella sera: «Sono ancora ultimo: fanno quattro serate su cinque», reagisce col sangue che gli sale alle orecchie. «Cos’è, una congiura?». È un attimo, poi sul pulmino si consola telefonando ai bambini: («Hai mangiato i gamberoni del nonno, eh?») e con Ambra, che ha promesso di raggiungerlo per l’ultima esibizione: «Allora vieni? Ma a che ora parti?».
La fine è nota. Sul palco sono finite tre donne: Emma, Arisa e Noemi, brave, giovani e soprattutto note al pubblico televisivo. Ambra è ripartita la mattina dopo, molto presto. Renga invece resta per la coda post-festivaliera. E in qualche modo tiene botta.
Non per mettere il dito sulla piaga: mi sa che gli italiani non sono pronti per tutta quella bellezza.
Ancora non riesco a dare una lettura lucida, ma va bene così: il brano è in alta rotazione nelle radio e piazzato in classifica, quindi piace. Certo sono successe cose strane.
Allude all’ordine di apparizione?
Non lo dico solo io, lo ha scritto anche qualche giornale: curioso che, dopo aver polemizzato per la presenza strabordante di Celentano, io sia stato costretto a esibirmi sempre per ultimo, non certo il modo migliore per beneficiare del televoto.
Pare che ci siano stati dei problemi anche con il voto dell’orchestra.
L’ho saputo anch’io dalla tv: al momento del voto, erano impegnati in una prova straordinaria. Per non parlare del televoto saltato la prima sera. Non voglio fare il dietrologo, ma in sala stampa si respirava un’aria strana. Tant’è che la mattina della finale, dopo essere passato di lì, ho anticipato la classifica a un suo collega.
Ha indovinato?
Gliel’ho detto, si sentiva che sarebbe andata così. Ma non voglio fare polemiche, è stato comunque meglio esserci che non esserci. C’è gente che su questa settimana campa tutto l’anno. Diversamente da loro, io domani ci sono ancora.
Doveva venire qui da solo, ricorda: monastico e concentrato?
E fino all’ultimo l’ho fatto, ho lavorato bene anche per quello: sono troppo chioccia, la famiglia mi distrae e mi toglie energie. Se so che ci sono qui Ambra e i bambini, mi preoccupo per loro: che stiano bene, che mangino abbastanza.
Se è d’accordo non vorrei parlare troppo di Ambra.
Neanch’io lo vorrei.
A parte il Festival che c’è da dire?
C’è la vita: la solita montagna da scalare tutti i giorni.
Qualcosa di più avvincente?
Ho avuto un incidente.
Mi dispiace. Com’è successo?
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