Facciamo una spremuta di civiltà
Mercoledì, 20 gennaio 2010 12:07
Mandiamo pure la portaerei Cavour al largo di Haiti. Con i suoi 244 metri è l’ammiraglia della flotta nazionale, servirà a ritagliarci un attimo di celebrità fra i colossi del mondo. In fondo, al gran ballo degli aiuti tutti vogliono essere presenti.
I telegiornali sono particolarmente sensibili all’alzabandiera, si è visto con l’arrivo del primo C130 italiano all’aeroporto haitiano, pareva lo sbarco in Normandia. Il problema è che sventolare il tricolore non è sufficiente ad aiutare milioni di terremotati: è preferibile un sostegno selettivo alle ong, spesso più attrezzate e focalizzate sugli obiettivi rispetto alle divise militari.
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Dove invece il governo potrebbe fare molto è a Rosarno, Calabria. Mentre la commozione collettiva vola nel mar dei Caraibi, dai neri che non ci minacciano perché stanno lì e soffrono in silenzio, la scandalosa vicenda calabrese sembra già dimenticata. Dopo la prima deportazione di massa della nostra storia repubblicana, con centinaia di immigrati, per lo più regolari, che sono stati spostati per evitare nuove violenze, che cosa resta dello Stato? L’emergenza, la polizia, gli sgomberi: quando l’amministrazione è impotente, comandano i fucili. E in Calabria i fucili non mancano. A Rosarno ha vinto la ’ndrangheta, eppure nessuno si sognerebbe di mandare una portaerei a largo di Gioia Tauro. Dicono che raccogliere le arance sia diventato molto antieconomico. Che il margine su un chilo di agrumi sia sotto i 5 centesimi. Per forza tocca agli schiavi neri da 20 euro al giorno, gli unici disposti a piegare la schiena per dodici ore. Per questo tonnellate di mandarini restano a marcire sugli alberi mentre a tavola ci arriva frutta insipida da chissà dove. In Europa oggi si vende un’aranciata che però è fatta senza arance, è legale. Basta un pizzico di aroma e la schifezza rossa è pronta per essere bevuta. Gli agrumi calabresi, che sono tra i più buoni del mondo, non sono più convenienti. E l’unico mercato rimasto è quello delle braccia nere. A patto che non si ribellino. Ecco, oltre che spedire plotoni di marò in giro per il mondo ad alzare bandiere, è troppo sperare che l’amministrazione pubblica intervenga per abolire questa nuova schiavitù e salvi un prodotto italiano?
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Va bene la polizia a sedare le rivolte, va bene che il prossimo Consiglio dei Ministri si tenga a Reggio Calabria. Ma è giusto anche chiedere che lo Stato, visto che la regione Calabria non lo ha fatto, investa per raccogliere le arance e le distribuisca nelle mense scolastiche e negli ospedali.
Non fa scandalo il governo che aiuta la Fiat a vendere più macchine. Vi scandalizzerebbe se spendesse i nostri soldi per far assaggiare ai bambini, finalmente, una vera spremuta?
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di Corrado Formigli È inviato e responsabile delle inchieste del programma di Raidue Annozero
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