Elle Fanning: ho 14 anni e vivo a Hollywood
Venerdì, 1 giugno 2012 13:45
Sul set da quando aveva due anni, a 14 è una veterana: dove non arriva con l’esperienza, si aiuta con la fantasia. È una star che lavora con i mostri sacri (Matt Damon e Scarlett Johansson nel nuovo film), ma con Dakota litiga come ai vecchi tempi: “Perché siamo due sorelle vere”
di Roberto Croci - foto Tesh
Quando si dice un genio precoce. Aveva due anni ed era già sul set (Mi chiamo Sam) accanto a Sean Penn, Michelle Pfeiffer e la sorella Dakota (La guerra dei mondi, Twilight). Non ha più smesso di recitare Mary Elle Fanning: così oggi, solo 14enne, ha già un curriculum lungo quasi venti film: Somewhere, Leone d’oro all’ultimo Festival di Venezia, Babel, Il curioso caso di Benjamin Button e, l’ultimo, La mia vita è uno zoo (nelle sale l’8 giugno) di Cameron Crowe, accanto a Matt Damon e Scarlett Johansson. La sua vita vera invece è ancora a scuola, classe terza media dove, ovviamente, è la più alta, perché quando uno parte veloce arriva prima dappertutto. Quando non è sotto i riflettori o nel banco, Elle procede in punta di piedi a passo di danza classica, o disegna traiettorie fantastiche anche con i pattini sul ghiaccio. Odia (incredibile) Facebook e Twitter e, confessa, non si è ancora innamorata.
Ha lavorato con Sean Penn, Brad Pitt, Steven Spielberg, Matt Damon, Scarlett Johansson, Sofia Coppola. Non le è capitato di essere in soggezione?
All’inizio pensavo fossero divi, non persone reali. Poi li conosci e ti rendi conto che il cognome non conta, che sono semplicemente Matt, Sofia. O Scarlett, con cui chatto, come con i miei amici. L’unico che potrebbe mettermi in imbarazzo è Ryan Goslin: con le mie amiche abbiamo visto Crazy, stupid, love quattro volte!
Com’è stato lavorare con Sofia Coppola?
Sa quello che vuole, è sempre gentile e non si arrabbia mai. Quando c’è qualcosa che non va, ti avvicina e ti spiega la scena come vorrebbe che fosse, anche dieci volte di seguito, finché riesce a farti dare il meglio di te.
Sappiamo della sua visita a Milano, le è piaciuta?
Siamo andate a fare shopping, ma non solo. Ho scoperto posti incredibili, come Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo di Leonardo. Eravamo alloggiati al Principe di Savoia, un hotel fantastico con la piscina in camera. Sono rimasta a bocca aperta!
Nell’ultimo film La mia vita è uno zoo, ha lavorato con gli animali.
Hanno una parte importante nella storia. Quando arrivavamo sul set, al mattino, i pavoni ci inseguivano sempre: bisogna stare attenti perché sono molto territoriali e, se invadi il loro campo, si arrabbiano. Ho anche allattato con un biberon una tigre che però, per precauzione, era nella gabbia.
Lei ha animali?
Sì, un cane che si chiama Lou Ellen, Goldie, il mio cavallo, e Angel Wings, un pesce rosso che ho da anni e, invecchiando, è diventato fluorescente... La natura è straordinaria.
Come segue la scuola quando è sul set?
Per l’ultimo film abbiamo girato d’estate, quindi non ho avuto problemi, ma quando lavoro nel resto dell’anno ho un tutore che riceve i compiti dalla mia scuola e mi segue nelle pause. Tutti i bambini-attori, per legge, devono dedicare allo studio almeno tre ore al giorno. Frequento una scuola di ragazzi «normali», a parte qualche compagno che fa il mio lavoro, come Colin Ford con cui ho girato La mia vita è uno zoo.
Lei e sua sorella siete bravissime, dovete ringraziare... la genetica?
I miei genitori erano atleti, non hanno mai recitato. Con Dakota abbiamo sempre giocato a inventare personaggi diversi, travestendoci e improvvisando storie.
Chiede consigli a sua sorella?
No, quando siamo insieme parliamo di altre cose, facciamo i compiti, puliamo le nostre stanze, leggiamo e litighiamo perché siamo due sorelle vere! È Dakota che mi chiede sempre consigli su come vestirsi, visto che sono io la fashionista della famiglia. Mi piace la moda, leggo le riviste, seguo le sfilate e, anche se preferisco ancora look giovanili, comprerei sempre capi vintage, specialmente da Decades, tempio del genere di Los Angeles. Che altro? Miu Miu, vintage Versace e le collezioni delle sorelle Rodarte... Ah, sì, e Marc Jacobs!
Con le amiche cosa fa?
Dormiamo a casa l’una dell’altra: parliamo di moda, ascoltiamo musica e cantiamo con il karaoke. La mia canzone preferita è Single ladies di Beyoncé. Sofia Coppola mi ha fatto conoscere un sacco di band nuove, come i Phoenix e gli Arcade fire. Nell’iPod ho i Beatles, inseriti da mio padre perché vuole che ascolti la musica con cui è cresciuto lui.
Ha qualche hobby?
Colleziono bambole antiche e qualsiasi cosa abbia a che fare con Marilyn Monroe. Ho fatto comprare ai miei genitori, a un’asta, i vasetti di crema per il viso che l’attrice teneva sul comodino (ride). Studio danza, cinque giorni la settimana, con un’insegnante privata: sono sempre stata molto femminile, da piccolina non vedevo l’ora di indossare i tutù e le tutine con i brillantini. Il balletto è duro, l’anno scorso ho cominciato a stare sulle punte: è bellissimo, anche se ogni tanto mi sanguinano i piedi. Poi gioco a tennis.
Lascerebbe il cinema per diventare ballerina?
Il mio sogno è sempre stato di ballare all’Opéra di Parigi. Quando sarò grande, andrò sicuramente a vivere nella capitale francese e magari, un giorno, mi vedrete danzare… anche se sarà solo per una parte in un film, perché mi piace troppo recitare e non voglio smettere.
Come si prepara per i suoi ruoli?
Non sono un’attrice che prende spunto dalle esperienze personali per creare i personaggi. Per me è più divertente inventare storie, situazioni, il motivo per cui ho cominciato a recitare. Posso benissimo immaginare cosa significa essere innamorata anche se non mi è mai successo. Ho avuto delle cotte, ma sono durate poco...
Nonostante il successo, sembra una ragazza modesta. Come fa a rimanere con i piedi per terra?
Devo tutto alla mia famiglia, siamo molto uniti. Mia nonna Mary Jane mi segue sempre sul set, Dakota e i miei genitori vengono spesso a trovarmi. Mio padre Steve è il più giovane di otto tra fratelli e sorelle; ho 14 cugini in Georgia che andiamo spesso a trovare. È bello avere una famiglia numerosa alle spalle, sapere che, nel momento del bisogno, non siamo soli.
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