Cesare Cremonini: la mia terra è di tutti
Giovedì, 28 giugno 2012 13:22
“Gli emiliani sono così: se devono fare un formaggio, fanno il Parmigiano. Se devono fare una macchina, fanno la Ferrari...” E lui, bolognese, sul palco insieme ai grandi nomi della musica italiana, ha cantato, sì, per solidarietà con la gente della Bassa. Ma anche perché l’Italia si ricordi del loro talento
di Ilaria Solari - foto Alessio Pizzicannella
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«Ecco, ora può capire». Pochi minuti prima di salire sul palco, Cesare Cremonini ha gli occhi lucidi, allunga il braccio accarezzando l’anello gremito dello stadio Dall’Ara di Bologna, tutto esaurito stasera in occasione del Concerto per l’Emilia. Sul palco i Nomadi cantano Vagabondo, dietro un sacco di gente nota si bacia, s’abbraccia, si commuove.
«Questo non è un concerto normale», mi spiega dopo aver inghiottito Paolo Belli nel suo profondo abbraccio. Non lo è, infatti: c’è metà della scena musicale italiana nel backstage del grande show organizzato «a costo zero» da artisti e maestranze emiliane a favore delle vittime del sisma del 20 e 29 maggio scorsi, da Samuele Bersani a Gianni Morandi, da Caterina Caselli a Laura Pausini. Cremonini alza lo sguardo sulla piccola folla familiare dei colleghi: «Quando faccio i concerti miei o vado in tv, la tensione mi prende allo stomaco in maniera feroce.
Ora invece…
Questo concerto mi dà sensazioni diverse. Qui l’emozione non è legata all’ego, è pura condivisione. È la gioia che prova ogni artista quando realizza che l’arte, in questo caso la musica, può trasformarsi in una specie di nave merci…
Rieccole, le sue metafore nautiche.
È così: a volte la musica, come una nave, salpa per portare via emozioni negative e torna in porto con vibrazioni buone.
Beppe Carletti dei Nomadi, che vi ha messi insieme questa sera, l’ha definito una carezza all’Emilia.
So due cose su questo concerto. La prima è che proveremo a ritrovare la pienezza dei nostri sorrisi e ad abbattere il muro di dolore che circonda le persone colpite.
La seconda?
Per settimane abbiamo sentito parlare della nostra terra. Ma questa terra è anche la vostra, non c’è regione che meriti di essere di tutti come l’Emilia: per la fecondità del suolo, per la modernità. Per le idee rivoluzionarie e l’ostinata vocazione alla democrazia: non parlo di politica ma della capacità di integrare e sostenere i deboli.
Che c’entra con stasera?
Il messaggio che questo concerto deve dare è che l’Emilia è una regione cruciale per l’unità di questo Paese.
Dov’era quando qui tutto ha cominciato a tremare?
Quando è arrivata la prima scossa, quella delle quattro del mattino, ero a Verona, al decimo piano di un albergo, lavoravo al videoclip di Il comico, una delle canzoni dell’ultimo disco (ndr, La teoria dei colori). Mi sono svegliato in preda al panico. Ho capito da Twitter che cosa e dove stava accadendo. Quella prima spinta, così violenta, ha inaugurato un periodo inedito, per me e per gli emiliani di ogni generazione: né i genitori né i nonni avevano memoria di eventi del genere.
Lei l’ha chiamato tradimento.
Nessuno di noi sospettava di trovarsi su un territorio sismico, dai vecchi fino ai piccolini qui abbiamo stampata nei geni la consapevolezza di vivere su una terra docile, coltivabile, pianeggiante, attraversabile.
La seconda scossa ha dato il colpo di grazia a quella fiducia.
Tante persone colpite avevano appena iniziato a contare i danni, ero convinto che si potesse abbandonare almeno l’idea di vivere spaventati. Ero a casa e seguivo in tv le notizie sul terremoto: è stata una scossa in diretta. Ha cambiato in modo abbastanza definitivo il mio rapporto col destino.
In che senso?
Mi ha ribaltato persino i sogni: da allora mi capita spesso, e sono convinto che capiti a tanti, di svegliarmi alle quattro di mattina in preda agli incubi. Dentro c’è sempre il terremoto, sono già due o tre volte che il sogno parte in maniera tranquilla: faccio qualcosa insieme ai miei amici e poi la vita normale vira nell’incubo.
Ha parenti o amici in quella zona?
Non esiste un bolognese che non abbia legame con quelle zone, la via Emilia è una specie di collana di perle, un corpo che unisce: col braccio destro tiene una città e con il sinistro un’altra. È questa lunga via che arriva al mare a tenerci stretti e uniti: noi di Bologna si va a mangiare dagli amici di Modena come i milanesi o i romani vanno in visita ai parenti dall’altra parte della città.
Ci è tornato dopo il sisma?
Sì, in modo privato, e sono stato ancora una volta colpito dalla bellezza di quel posto. La Bassa è colma di immagini radicate nella mia memoria di bambino: il sole che cade all’orizzonte sulle balle di fieno; i campanili che punteggiano la strada come caselli sull’autostrada.
Il terremoto l’ha incrinata, quella bellezza.
Non è possibile incrinare il rapporto con la bellezza e ora mi commuove vedere quei luoghi in ginocchio. Questa terra che si stende senza confini esprime soprattutto generosità. Non ricordo più dove ho letto questa bella frase: «Gli emiliani non sono mica gente normale: devono fare un formaggio, fanno il Parmigiano; devono fare una macchina, fanno la Ferrari; devono fare una moto, fanno la Ducati; e se c’è da cantare arrivano i Morandi e i Pavarotti, non ne voglio fare una questione di superiorità…
Ne faccia una questione d’orgoglio.
Appunto. Per la spontaneità e la voglia di fare, per il gusto di creare cose belle. È una febbre che non conosce sosta, non c’è stato tempo per una riflessione o un dubbio dopo la prima scossa. Nemmeno dopo la seconda: c’è solo l’idea che bisogna rimettersi all’opera. È una risposta anche al momento di crisi che vive il Paese.
Uscire dalla crisi come dal sisma?
Siamo la dimostrazione vivente di quanto possa la solidarietà: da quelle parti ci sono molti ristoranti distrutti, alcuni avevano cantine da milioni di euro. Uno di questi è di un amico: non gli ho visto versare una lacrima. È successo che i ristoranti più importanti dell’Emilia si sono mobilitati per aiutarlo, anche i concorrenti.
Questo ci porta al concerto, succede lo stesso nel mondo della musica?
Questa è la tappa di un percorso che sarà ancora lungo e doloroso. Qui si suggella un patto: i fondi raccolti su questo conto aperto della Regione verranno monitorati da una delegazione di artisti perché siano spesi per un progetto. Ci siamo impegnati.
Adesso vada Cremonini, è ora: stasera tutta Italia guarda da questa parte.
Guarderà gli emiliani, non i cantanti. Stasera teniamoci stretti.
L'AUTUNNO DI CESARE
Cesare Cremonini sarà in tour con il nuovo album, La teoria dei colori, a partire dal prossimo 26 ottobre, con tappe in undici dei maggiori palasport italiani. Serata inaugurale a Torino; seguono Milano (27 ottobre), Genova (30 ottobre), Perugia (3 novembre), Firenze (4 novembre), Pordenone (6 novembre), Padova (7 novembre), Bologna (9 novembre), Rimini (10 novembre), Roma (13 novembre), Napoli (15 novembre). Prevendite aperte su (www.ticketone.it) e (www.livenation.it).
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