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Antonella Clerici: per essere magra a Sanremo sono finita in ospedale

Giovedì, 11 febbraio 2010 11:53

Per fortuna, “là dove le diete hanno fallito, subentra il photoshop sulla pancetta”. Ma non finiscono qui le conseguenze della popolarità, tema di questo dialogo con uno scrittore. Prendi il rapporto con gli uomini: “Più giovani, come quello di oggi, o più vecchi, la cosa non cambia: si sentono sempre un po’ la ruota di scorta”
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di Walter Siti* - foto di Maki Galimberti

Arriva vestita semplice, appena uscita da una riunione con gli autori: una tuta nera di ciniglia, la chioma bionda a cavaturaccioli che è da sempre il suo marchio, i famosi occhi grigi che bucano il video. La fibrillazione per il Festival è già cominciata ma lei mi dice di non avere fretta («Sanremo è mica il centro del mondo»); gentile, morbida, accattivante («tranquillo, io rispondo a tutto»). Le famose spigolosità di cui molti parlano compariranno solo dopo, e solo in relazione alle trasmissioni che considera sue: un fastidio nello scoprire in libreria (senza che l’editore gliene avesse accennato) il nuovo libro de La prova del cuoco a firma Isoardi e Moroni, e lo scandalo della fotocopia, da parte di Canale 5, del programma coi bambini che cantano («allora a cosa serve il diritto d’autore ?»).
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La possessività ha l’aria di essere un suo tratto caratteristico, ma una possessività problematica e messa in discussione. «Quando sono rimasta incinta, sono andata da uno psicologo molto bravo, mi sono seduta e gli ho detto: “Io vorrei essere una buona madre”». La sua, di madre (una grande madre morta troppo giovane, a 55 anni, per un melanoma fulminante) era una donna bellissima («una bellezza alla Sofia Loren»); il padre ne era succube («terrorizzato all’idea di perdere una donna così bella, se lei poco poco si incavolava lui già lo vedevi annaspare»); ma era anche una donna-controllore, che sindacava perfino sui fidanzati delle figlie. «Io non vorrei essere così». Inconsciamente portata a imitare un modello forte che però l’ha resa insicura con gli uomini («di fronte all’emergenza sono un caterpillar, poi non so gestire situazioni molto più leggere nel rapporto a due»). Quando le chiedo se la notorietà la invade troppo nella vita privata, non risponde «cerco di difendermi» ma «non glielo permetto», come se anche lì fosse una questione di forza. Gli uomini che ha avuto hanno sempre sofferto la notorietà di lei: «Se chiamano loro per prenotare un ristorante gli dicono che non c’è posto, ma se chiamo io il posto salta fuori... Più grandi o più giovani il problema non cambia, si sentono un po’ la ruota di scorta. “Lei sta sempre sulle riviste, lei è questo, lei è quello, ma io chi sono ?”. Se sei un quacquaracquà ti adegui, ma se hai anche tu una personalità allora lo soffri».
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Le faccio notare che da qualche tempo il suo look è cambiato: da una bellezza un po’ buffa, autoironica, con abiti ispirati a un gusto camp, sembra aver puntato di più sul tipo vamp. Risponde che è una questione di mercato («ti chiedono quel tipo di cose lì perché se no sei sempre uguale»); lei comunque non è cambiata, il suo ideale di donna è Monica Vitti che anche quando era fichissima, con le vestaglie trasparenti, però faceva ridere. Ha scelto di vivere, e la cosa ha fatto scalpore, con un uomo di origini congolesi di dodici anni più giovane di lei («non sono una dal gossip facile... Io faccio le cose clamorose oppure niente»).
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Non trova che una donna possa apparire molto più desiderabile, quando la sua immagine è replicata su tutti i giornali?
«All’inizio sì, è chiaro che grazie alla notorietà è molto più facile conquistare un uomo. Ma quando dalla fuga d’amore si passa alla quotidianità, allora la cosa si rovescia e la notorietà può diventare controproducente».
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Pensa mai alla decadenza fisica?

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Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Quel che le donne fantasticano (e non dicono)

Dimenticate, se volete, la provocazione che viene dall’America: le manager sognerebbero di essere dominate a letto (copyright Newsweek, diretto da una signora). Perché c’è dell’altro in arrivo e, tra libri, film e trasmissioni tv, finalmente si parlerà delle nostre fantasie sessuali. Magari anche di quelle più gioiose. Buon divertimentodi Alessandra Di Pietro - foto di Mireya de SagarraQuali sono le fantasie sessuali delle donne emancipate e libere? Come immaginiamo di fare l’amore c’entra con quanto siamo ricche, belle, religiose, potenti oppure siamo accomunate da uguali desideri? E soprattutto con chi condividiamo questi sogni? C’è una reticenza femminile (quasi) totale a raccontare persino al partner il sesso che vorremmo fare, ma preparatevi a un’estate in cui tutto quello che avete tenuto dentro la testa, in segreto, come se qualcuno potesse leggere i pensieri, sarà raccontato in libri, film, quotidiani e trasmissioni televisive. Non ci sarà tregua, soprattutto sulla spiaggia. Sotto l’ombrellone la proposta editoriale dominante è Cinquanta sfumature di grigio (Mondadori, titolo originale Fifty shades of grey), romanzo in tre volumi sulla storia di amore e sesso sadomaso tra Christian Grey, manager potente, bello, e ricco che sottomette (in senso tecnico, con frustini, mascherine e tutto il resto) una giovanissima, arrendevole e vergine studentessa (in libreria l’8 giugno, seguiranno i due successivi volumi nel giro di qualche settimana). Intanto in Francia fa discutere il film Elles che racconta il reportage di una giornalista (Juliette Binoche) sul mondo della prostituzione delle universitarie. Il film mette di fronte due generazioni di donne che hanno conquistato potere, autonomia, denaro e libertà per vie diverse: il confronto duro, complesso e senza pregiudizi, conduce le donne a una imprevista complicità che svelerà quanto, tramite la sessualità, tutte siano imbrigliate in un sistema maschile e borghese.In Italia, invece, un gruppo di giornaliste, scrittrici e registe costruisce il primo numero di Dita, rivista erotica, prima e unica nel suo genere, che sarà diretta da Melissa P., icona della libera scelta in fatto di sesso e di vita. Le chiedo se ci sveleranno le fantasie finora segrete delle altre, ma lei sorride: «Ci interessa soprattutto raccontare la sessualità reale di uomini e donne. Useremo un linguaggio diretto, immagini esplicite, arte e molto sentimento». Ce ne riveli una sua allora! Stavolta ride forte: «Non ne ho nessuna. Vivo il sesso in modo semplice, diretto, quasi primitivo, con tutto il corpo e non con la mente».Negli Stati Uniti, milioni di lettrici di Fifty shades of grey hanno fatto ipotizzare al Newsweek diretto per la prima volta da una donna, Tina Brown, che alla donne di potere piace essere dominate a letto. Costrette in ruoli fino a oggi maschili, stressate dalla competitività, le manager si rilassano nel sesso con giochi di ruolo dove l’uomo non deve chiedere il permesso. Solo qualche settimana prima, sulla copertina del Time stavolta, Liz Mundy (la biografa di Michelle Obama) autrice di The richer sex, aveva spiegato che 40 ragazze su cento guadagnano più del proprio marito, ma entro il 2030 ci sarà il sorpasso e il capofamiglia diventerà femmina.Da noi, in Italia, invece che succede? Il tasso di occupazione femminile è del 46,7 per cento (tra i più bassi d’Europa), ci servono le quote rosa per schiodare i maschi dai consigli di amministrazione, solo il 9 per cento delle signore ha in tasca più denaro del compagno. Seguendo la logica americana dovremmo almeno comandare a letto. Ma davvero la conseguenza è così lineare? Secondo Erika Lust, la regista svedese di film per adulti che vive e lavora a Barcellona, non lo è affatto: «Forse una casalinga non può sognare di essere dominata? Perché sul sesso la facciamo sempre così complicata, ma poi le donne vengono semplificate a un’unica dimensione?».Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il*PAG*Vincitrice per la terza volta del Feminist porn award per il miglior film, con il suo Cabaret desire, Lust ha girato quattro storie che raccontano una valanga di fantasie eccitanti ma solari e divertenti, tipo ricevere un muscoloso biondo per regalo di compleanno, un amante superdevoto, due fidanzati di sesso diverso. Il suo stile si colloca dalla parte opposta di Fifty shades of grey, ma il successo del porno romanzo che considera «una delle versioni erotiche di Cinderella», la entusiasma «come ogni libro, film o opera d’arte che ci fa discutere pubblicamente di sessualità. Abbiamo una gran bisogno di raccontare fantasie e desideri per costruire un immaginario collettivo in cui riconoscerci. Ricordandoci che la leggerezza ci fa bene. Sarà che, come la maggior parte di noi, ho sempre meno tempo a disposizione per farlo, ma penso il sesso debba essere lieve, divertente e gioioso».A questa formula la scrittrice Carolina Cutolo aggiunge l’ironia. L’autrice del fortunato Pornoromantica (Fazi) torna in libreria con Romanticidio (Fandango), storia di una spiantata, ma sessualmente dominante barwoman, che però cade ai piedi dell’amore. Dice Cutolo: «Preferisco essere come la mia Marzia, ragazza curiosa che vuole essere presa di sorpresa, a cui piacciono interlocutori erotici all’altezza della sua presenza di spirito, che la invitino a esplorare nuovi modi di giocare, tra i quali ci potrà anche essere la sottomissione, che in teoria è così lontana dalla sua natura. Mettersi a nudo nelle emozioni e lasciarsi andare al desiderio è sempre necessario per godere. Me lo auguro per ognuna di noi, ma non sempre e non solo con un uomo».L’ipotesi della bisessualità anche occasionale avanzata da Carolina Cutolo è suffragata da Tenera Valse, prostituta e scrittrice (Portami tante rose, Cooper, il prossimo sarà Anatomia di una ragazza Zoo, ilSaggiatore) che però, crede nella tesi di Newsweek. Ex professoressa liceale, oggi Valse è tra le portavoci del movimento di legalizzazione delle sex worker (ci sono dentro la Cgil e pure i clienti). A noi racconta: «Vivo una storia personale con una donna ricca e potente dove sono dominante, un ruolo per me inedito. Non è la prima né la sola. Questo non vuol dire che ogni manager sogna di essere sottomessa, ma è un dato di fatto che le rappresentazioni del sesso, nei romanzi come nelle stanze da letto, vanno tutte verso lo scioglimento dei nodi di potere che ci vincolano fin dalla nascita, con l’educazione, la scuola, la religione, il matrimonio».Non sarà che ci cuciamo da sole addosso un nuovo stereotipo? Ora che avanziamo sulla scena pubblica, ci autoinfliggiamo la punizione salvifica? Ancora Valse: «Noi siamo già stereotipi, perché costruite con l’immagine che gli altri hanno di noi: moglie, madre, amante, amica. Nelle fantasie c’è una via di fuga, per questo è così difficile tirarle fuori». Però, se siamo tante a farlo, diventa più semplice. Magari sdrammatizzando con qualche risata.Daniela Grandi, autrice de Il club dei pettegolezzi (Newton Compton), in libreria dal 17 maggio con Cose da salvare prima di innamorarsi (per la stessa casa editrice) ci anticipa che le sue sei protagoniste – ispirate a persone reali e impegnate nei mestieri più strani – hanno un gran daffare sulle fantasie: «La più scatenata è Sole. Non è una manager, ma sogna di essere la sottomessa Maggie Gyllenhaal nel film Secretary: immagina di essere bloccata da più persone, femmine comprese, o di essere una professoressa colta e stimata che in gita scolastica ne subisce di tutti i colori. Laura, che vive in campagna ed è lavoratrice autonoma, senza capi né dipendenti, non ha fantasie, forse a causa della pace bucolica. Amanda, che in ufficio è l’ultima ruota del carro, aspira a dominare ed è convinta che le fantasie aumentino man mano che il senso di colpa sul sesso, inculcato fin da piccolissime, svanisce. Da vent’anni però aspetta questo magico momento».Anche in Sesso e volentieri (Morellini) di Bea Buozzi, si narrano imprese erotiche estreme. Come le avventure di Foemina Pantera, che ogni mercoledì aspetta il suo sconosciuto amante, bendata e vestita solo con calze e décolleté. Buozzi è sostenitrice del potere curativo della fantasia: «Non vi è mai capitato, anche all’interno di un rapporto di coppia consolidato, di aggiungere nuovi personaggi? È un ottimo gioco. E scatenatevi pure sui luoghi dove farlo. Prendendo spunto per esempio da Don Giovanni, un mio contatto di Facebook, che nel lungo elenco dei posti strani mette anche il palco della Scala».Bene amiche, adesso ne sapete molto. L’estate sta arrivando, avete in mano i titolo dei libri per non annoiarvi e trarre spunti creativi. Andate, partite e divertitevi. Moltissimo. E, in vista di un autunno caldo, non dimenticate di rinnovare l’abbonamento per l’oper...