Anne Hathaway:a volte basta il respiro
Lunedì, 6 agosto 2012 13:14
Il segreto è inspirare in profondità ed espirare lentamente: per ammaliare chi guarda con un senso di divina distanza. Non solo sullo schermo, per trasformarsi nella più fatale Catwoman mai vista. Ma anche nella vita. Magari per fronteggiare lo
shock dopo l’irruzione della follia nel cinema di Aurora. Che ha sporcato con una scena di sangue il suo film su Batman
di Erica Arosio - foto Robert Erdmann
La sensualità può essere anche una questione di respiro. Parola di Anne Hathaway, che in Il cavaliere oscuro - il ritorno è la magnifica femme fatale Selina Kyle, alias Catwoman. Sì, avete ragione, anche Michelle Pfeiffer, che indossò il costume della Donna Gatto nel 1992 in Batman - Il ritorno, non era niente male, ma sarà stata la chioma bionda o la mano più giocosa del regista Tim Burton, in quel caso il glamour ebbe la meglio sulla seduzione. Quanto a Halle Berry (Catwoman, 2004) era talmente sovradosata e finta nel suo costume fetish che tutti l’hanno dimenticata.
Dicevamo, questione di respiro. E per spiegarlo tocca andare un po’ indietro nel tempo. Molto indietro, al 9 novembre 1914, data di nascita di Hedy Lamarr, al secolo Hedwig Kiesler, austriaca, una delle attrici più sensuali della storia del cinema, una delle prime a osare un nudo integrale nella famosa scena di un bagno nei boschi in Estasi (1934).
Molti anni dopo, il 12 novembre 1982, sempre sotto il segno dello Scorpione, nasceva invece Anne Hathaway, che proprio all’attrice austriaca si è ispirata per le movenze della sua Donna Gatto. E non solo perché unita a lei dal segno - a detta di tutti - più lussurioso dello zodiaco.
«Non ho avuto dubbi quando ho cominciato a pensare a un modello per Catwoman. Dovevo essere sensuale e, per quello, meglio andare a cercare fra le dive del passato, più segrete di quelle contemporanee. Il fascino è strettamente legato al mistero. Così mi sono riguardata tutti i film di Hedy Lamarr, un mito della seduzione. Per giunta è a lei che guardavano Bob Kane e Bill Finger quando hanno disegnato il personaggio per il fumetto. Hedy Lamarr era una donna intelligentissima. In Austria aveva interrotto, per recitare, il corso di laurea in Ingegneria. E prima della guerra, con uno dei suoi mariti, brevettò persino un nuovo sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, che è ancora utilizzato per comandare a distanza siluri e mezzi navali. Ed era pure spiritosa. Diceva che essere una grande ammaliatrice era un gioco da ragazzi. Bastava restare immobile e fare la parte dell’oca. Cosa che lei non era per niente. Ho cercato di capire perché risultasse così intimamente sensuale. E alla fine ci sono arrivata: non respirava! O meglio, lo faceva, ma con esasperante lentezza. Contavo i miei respiri e, guardandola sullo schermo, li confrontavo con i suoi: cinque miei per uno suo. Allora mi sono esercitata a inspirare molto profondamente e poi a espirare con grande lentezza. E funziona, perché trasmette un senso di divina distanza».
Per fortuna Estasi è arrivato fino a noi, perché Fritz Mandl, un commerciante d’armi, che è stato uno dei sei mariti della Lamarr, aveva cercato di acquistare tutte le copie del film in cui, scandalo!, si vedeva la sua signora senza veli.
Respirare poco è stata una scelta vincente, perché Anne Hathaway è piaciuta così tanto che il regista Christopher Nolan ha in mente di girare uno spin-off su Catwoman, ovvero un film con lei come protagonista assoluta. Certo, ora, dopo la strage di Aurora, tutto quello che riguarda Batman e Cavalieri oscuri è in forse.
Quanto a Anne Hathaway, è come tutti sconvolta da quel che è accaduto. E magari, proprio le lezioni di respiro sono tornate utili per fronteggiare almeno individualmente lo shock per l’irruzione della follia e del sangue in un evento gioioso.
C’è da scommettere che se il matrimonio
C’è da scommettere che se il matrimoniocon
Adam Schulman, previsto per il 2013, fosse stato più imminente,
Hathaway l’avrebbe di sicuro rimandato. Con gli uomini i problemi non le sono mancati. Ricordo un’intervista con lei a Venezia, ai tempi del film che la lanciò,
Il diavolo veste Prada. Coi suoi occhioni sgranati da cartone animato, raccontava quanto fosse felice con il suo fidanzato italiano e che meraviglia di vacanze in barca passasse con lui e i suoi amici. Gli occhi scuri si illuminavano mentre descriveva le qualità del suo
Raffaello (
Follieri), così galante e così abile negli affari e così generoso e quanti regali le faceva e quanto stavano bene nel loro appartamento di Manhattan. Tutto questo prima del disastro, perché l’affascinante playboy si rivelò poi un truffatore che millantava proprietà e relazioni inesistenti (ad esempio con ambienti del Vaticano) tanto che nel suo lussuoso ufficio nascondeva persino un abito da monsignore. Lei ignorava tutto delle attività di malaffare dell’amato, che lasciò subito dopo.
Dopo qualche pianto, ha trovato il modo di riderci su in una puntata del Saturday night live, il più popolare talkshow americano.
Oggi Anna si sta preparando alla prossima uscita, I miserabili, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, dove interpreterà Fantine, in una megaproduzione con Russell Crowe – nei panni di Javert – e Hugh Jackman nel ruolo di Jean Valjean. E ballerà ancora, come nei film Disney degli inizi della carriera, ma in un musical diretto da Tob Hooper, regista del pluripremiato Il discorso del re. E il profumo dell’Oscar non sarà così lontano.
PRINCIPESSA
1 Anne Hathaway inizia la carriera con la Disney, poi incarna l’eroina romantica in Pretty princess (2001) e Principe azzurro cercasi (2004).
2 È la moglie di Jake Gyllenhall in I segreti di Brokeback Mountain (2005). Il film la colpisce in modo particolare perché il fratello maggiore Michael è gay («Ho abbandonato la religione cattolica per l’intolleranza che dimostra nei confronti dei gay»).
3 Ingrassa e dimagrisce a comando (e lo trova insopportabile) durante le riprese del film Il diavolo veste Prada (2006).
4 Sfiora l’Oscar per la sua interpretazione in Rachel sta per sposarsi (2008).
5 È da sempre una bravissima ballerina. L’ha dimostrato anche davanti alla platea degli Academy Awards. Nel 2009 in un numero con Hugh Jackman (suo partner anche nel musical attualmente in lavorazione che uscirà nel 2013, I miserabili). E nel 2011, ballando con James Franco, che aveva condotto tutta la cerimonia insieme a lei.
L'AMARO SUCCESSO DOPO LA STRAGE
Un lieve calo sulle aspettative, ma pur sempre un successo. La strage di Aurora ha colpito la sensibilità del pubblico, ma non ha affondato il film, che ha avuto un’apertura di 162 milioni di dollari nel primo weekend, miglior incasso di sempre per un lungometraggio in 2D. Il risultato è dovuto soprattutto alla prevendita, che aveva fatto preventivare alla major un’apertura di 190 milioni, ma che lascia fuori dal conto l’Europa. Mentre continua la cavalcata americana e asiatica del film, che in meno di una settimana ha raggiunto i 280 milioni di dollari, nel resto del mondo si diffondono le misure di sicurezza imposte dai multiplex Usa, con il divieto di accesso in sala per chi indossi maschere e costumi e un rafforzamento dei controlli. Primi a reagire i cinema tedeschi e svizzeri, dove il film è atteso per il 26 luglio. Per Italia e Grecia bisognerà aspettare il 29 agosto. Ilaria Ravarino
20 luglio, a Parigi ci dissero: “Tutto annullato”
Intrappolato nell’albergo dove Woody Allen girò Midnight in Paris, a due passi dagli Champs-Elysées, Christopher Nolan non esce dalla stanza. Con lui c’è tutto il cast di Il cavaliere oscuro - Il ritorno, volato a Parigi per la prima del film nelle stesse ore in cui il fantasma di Denver preparava la strage nel cinema di Aurora. Fuori fa freddo e nella hall lo stilista Valentino assiste, per caso, alla processione di giornalisti rimbalzati all’uscita: «Siamo desolati, l’attività stampa è annullata», ripete come un mantra lo staff della Warner Bros. Che conferma solo la proiezione, in una sala negli uffici della compagnia: ma vedere il film dimenticandosi di quel che è successo è impossibile. Un sospiro spezzato attraversa la sala dopo circa 35 minuti. La battuta di Alfred, il maggiordomo di Wayne, è innocua: «Signore, ho fatto un sogno», dice in una scena, un’oasi di quiete montata tra due sequenze di violente sparatorie. Ed è stata esattamente quella la scena scelta dallo squilibrato killer di Aurora per aprire il fuoco sulla folla, trasformando il sogno di Alfred in un incubo che ha lasciato una scia di sangue con 12 morti e più di 50 feriti.
Il film da quel momento procede lento, carico com’è di simboli: il percorso di caduta e redenzione di Batman, le pretese anarcoidi del fiacco antagonista Bane, persino le oscure battute finali sono come svuotate di senso da una realtà che di quelle fantasie si è nutrita, superandole e annientandole per sempre.
Il sogno di Alfred tornerà ancora nel film a raccontare l’amore che vince sulla morte. Nella realtà, purtroppo, non è stato così. Ilaria Ravarino