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Alice: non chiamatele emozioni

Giovedì, 23 aprile 2009 17:17

Con lei, il linguaggio della canzonetta commerciale è proibito: meglio parlare di “pathos”, di ricerca del sacro e di sé. E poi, ascoltare il primo live di un’artista che non ha mai rinunciato a definirsi pop. Ma a modo suo. . di Monica Ceci . La parola “emozioni” annoia un poco la signora Carla Bissi, in arte Alice. «Se Dio vuole a un certo punto della vita ho avuto desiderio di emanciparmi dalla schiavitù che le emozioni finiscono per procurare», annuncia. Se dunque deve dire - poiché in un’intervista qualcosa si deve pur dire - che cosa l’ha convinta a trasformare in un disco una registrazione «realizzata per fini esclusivamente personali» durante un concerto nella basilica di San Marco a Milano alla fine del 2006, farà ricorso all’assai meno commerciale concetto di “pathos”. . «Riascoltando la registrazione nel tempo mi sono accorta che era rimasto lo stesso tipo di pathos vissuto in quel concerto, con quel pubblico, il che è una cosa abbastanza rara. Di solito le registrazioni salvano solo il contenuto musicale nudo e crudo, ma in questo caso era diverso». Così è nato Lungo la strada (Arecibo/Emi), primo live di una carriera più che trentennale, iniziata rincorrendo il successo e continuata con l’ambizione di governarlo, piegandolo anche scontrosamente al proprio voler vivere in un certo modo e non un altro, coltivare certa musica e non altra. Tanto peggio per chi, ascoltando Alice cantare La cura di Franco Battiato, si trova ancora preda di tale primitivo sommovimento della psiche, insomma si emoziona a sentire quella voce di madre-sorella-amante che sussurra “Io ti proteggerò dalle paure e dalle ipocondrie”. . Perché la bella signora che siede accarezzandosi le mani affusolate al tavolino di un caffè milanese è Carla Bissi in arte Alice, 54 anni, nata a Forlì e oggi domiciliata «da qualche parte» vicino a Udine, dove vive insieme a Francesco Messina, suo produttore e compagno da 25 anni. A metà degli anni ’80, dopo avere trionfato al Festival di Sanremo con Per Elisa - grido di femmina gelosa - all’apice della popolarità mollò il mondo delle canzonette per fare la musica che piaceva a lei. Cose come Mezzogiorno sulle Alpi (1992), album intitolato come il quadro di Giovanni Segantini che l’aveva ispirato, o God is my dj (1999), una ricerca del sacro nella musica con canti dall’anno Mille in poi, o Viaggio in Italia (2003), raccolta di brani scelti di grandi cantautori italiani. . Alice non riempie gli stadi ma ha un suo pubblico che la segue con fedeltà prossima alla venerazione. Anche le interviste, palesemente, l’annoiano un poco. Il sorriso è perfetto, i modi un po’ spigolosi, il frasario pericolosamente astratto. Sarebbe di certo tutto più facile, se potesse rispondere cantando. . In Lungo la strada ci sono canzoni firmate da Alice, da Juri Camisasca, da Franco Battiato, da Paul Buchanan, testi di Pier Paolo Pasolini e di Totò. Com’è nato l’assemblaggio? Da un progetto legato a dei temi rilevanti nella vita di tutti noi. Il desiderio di pace in Ultimi fuochi, la canzone mia che apre il concerto, e in Happiness dei Blue Nile, quella che lo chiude, che parla di pace interiore. 1943, ispirato a una poesia tedesca, introduce il tema della guerra. Febbraio è una poesia di Pasolini, A’cchiu’ bella è una splendida, brevissima poesia d’amore di Totò musicata da Giuni Russo. Pace, guerra, poesia, amore, ricerca del sacro e di sé: sono i temi del mio percorso artistico e personale. . Ne ha fatta di strada dal festival di Castrocaro, che ha vinto a 17 anni con una canzone dei Pooh. Che cosa prova per la se stessa di quei tempi là? Molta tenerezza e comunque è un passato che è sempre presente, tutto rimane dentro di me, il tempo non passa in fondo, passa soltanto esteriormente. . Che emozioni le ha lasciato il mondo delle canzonette? Nessuna in verità. In questo momento della mia vita sono piuttosto scollegata dall’emozionalità che accompagna di solito un percorso professionale come il mio. Dopo avere vissuto tutta la prima parte della mia vita legata alle forti emozioni ho sentito che ci doveva essere dell’altro. Sono rimasta attratta dal sentimento e ho cominciato a vedere l’emozionalità come un impedimento alla capacità di amare veramente. . Com’è successo? Nel 1984 ero arrivata in vetta. Avevo tutto: in Italia c’era I treni di Tozeur con Franco Battiato, in Germania c’era un altro duetto con Stefan Waggershausen, un disco che poi ha venduto un milione e mezzo di copie; ho incontrato l’uomo della mia vita, Francesco Messina… . Le ragazzine si vestivano come lei … Questo di certo non l’ho voluto io. E comunque ho cominciato a sentire un gran vuoto dentro, profondissimo, non colmabile da nulla di quanto la vita mi stava donando e regalando, e ho cominciato a guardare altrove. Ho letto un libro che mi avevano regalato nel 1981, Incontri con uomini straordinari di Georges Ivanovic Gurgjieff e questo è stato fondamentale. Poi ho trovato un insegnamento che mi dà i mezzi per proseguire questa ricerca basata sulla conoscenza di sé. Con tutto quello che ne consegue. . Che cosa ne consegue? Non posso spiegare più di così. . Quando ha avuto la certezza di voler vivere facendo musica? La musica era naturale a casa mia, mio padre faceva il musicista, mia sorella suonava il pianoforte, io ho iniziato a studiare pianoforte e canto a otto anni. Ma per poterci vivere c’è voluto tempo. Da Castrocaro al 1980, quando ho pubblicato Il vento caldo dell’estate, non guadagnavo niente. Senza la mia famiglia non avrei potuto sopportare quell’attesa. . Però aveva già detto dei no.

2 commenti | tags: Alice, Francesco Messina, Franco Battiato, Lungo la strada, La cura, Per Elisa, Carla Bissi | permalink

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