Adottiamoci tanto bene -Tutti a scuola: Sofia, dopo neanche cinque mesi in Italia, va in prima elementare. E a casa si prende la prima strigliata sulla disciplina
Giovedì, 20 ottobre 2011 14:06
Neanche quando ci dovevo andare io l’inizio della scuola mi ha messo ansia come quest’anno. Non tanto per i due piccoli, che alla materna giocano e si divertono più che a casa, quanto per Sofia, che dopo neanche cinque mesi dal suo arrivo in Italia è stata iscritta in prima elementare. A convincerci che non era il caso di farle perdere un anno è stata una maestra della sua futura scuola: «Si parla di inserimenti difficili quando arriva un bambino indiano a metà della terza elementare, ma nel suo caso, a inizio di un ciclo scolastico, e con già qualche mese di apprendimento dell’italiano, non ci sarà nessun problema».
E così è cominciato il training per farle sembrare la scuola elementare più divertente di uno scivolo gonfiabile: passeggiatine all’esterno decantando la meraviglia dei cortili, gelato a chiusura della spedizione, enfasi smisurata nell’acquisto dei grembiuli, regali a forma di zaino, matite e quaderni colorati, e così via. Ma nella testa mi risuonava una frase raccolta durante uno dei tanti incontri preparatori per futuri genitori adottivi: «Tutti i bambini adottati hanno problemi di inserimento a scuola». E quindi un po’ d’ansia credo di averla trasmessa anche a lei.
Il primo giorno siamo andati a prenderla tutti insieme, e quando l’ho vista uscire correndo tutta sorridente verso di noi ho capito che era andato tutto bene. «Mamma, io ce la fa», mi ha detto una volta in macchina, «nessuno aiuta me!». La certezza definitiva che Sofia fosse una bambina molto intelligente è arrivata qualche giorno dopo, quando la maestra ci ha detto che, insieme al bambino Davide, aveva trovato l’ubicazione della campanella dell’istituto, e l’aveva suonata creando un immaginabile pandemonio. La giornata era proseguita con l’organizzazione di una piccola ma gagliarda resistenza al rientro in classe dopo la ricreazione, ed era terminata con un lancio di palline di carta dalla finestra.
A quel punto io e suo padre abbiamo convocato un consiglio di guerra e Sofia si è presa la prima strigliata genitoriale della sua vita, comprensiva della frase paterna: «E poi quel Davide non mi piace per niente». Non ne ero affatto convinta, ma il predicozzo sui benefici della scuola e l’importanza della disciplina ha funzionato, almeno per il momento.
Qualche sera dopo, prima di andare a dormire al termine di una domenica in campagna e alla vigilia di una nuova settimana, Sofia mi fa segno che mi vuole dire una cosa in un orecchio. «Mamma», sussurra, «perché la scuola?». «Perché ci insegna tante cose che ci servono per diventare grandi». «E perché la fila?», aggiunge. «Perché anche stare in fila ci aiuta a diventare grandi». «E tu resterai mia mamma anche quando io saró grande?». «Sì».
Amaltea - L’autrice di questo diario ha adottato con il marito tre bambini in Russia: Sofia, cinque anni e mezzo; Anna, tre e
mezzo; Vladi, due. Questa è la loro storia, raccontata per noi settimana dopo settimana. Dedicata non solo a chi ha adottato o ci sta pensando (e sappiamo che siete tante), ma a tutte, proprio tutte, le mamme.
Ci auguriamo che questa pagina possa offrire qualche spunto per un confronto tra famiglie e tra madri, adottive e biologiche. Potete commentare qui o raccontare le vostre storie mandando una mail ad amaltea@hearst.it.
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