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Adottiamoci tanto bene - Se mamma e papà discutono Un diverbio su chi deve portare l’auto dal meccanico. E al momento di andare a letto, Sofia dice: “Ora starete buoni?”

Adottiamoci tanto bene - Se mamma e papà discutono Un diverbio su chi deve portare l’auto  dal meccanico. E al momento di andare a letto, Sofia dice: “Ora starete buoni?”

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Giovedì, 5 luglio 2012 13:00

Non è che se uno adotta tre figli smette di litigare. Oppure litiga soltanto su cose importantissime e, al massimo, si limita a dividersi sulle scuole di pensiero educative. No, tendenzialmente direi che continua a litigare sugli stessi argomenti di prima e in più ci aggiunge quel tantino d’insicurezza e d’ansia legata al fatto che, per quanto si possa essere preparati, l’arrivo di tre figli tutti insieme un minimo di sconcerto alla fine lo crea.

Ciò detto, a casa nostra si litiga poco per costituzione e, in osservanza dei dettami della moderna pedagogia, si evita di farlo davanti ai bambini. L’altra sera, però, per un conflitto di competenze su chi doveva andare a ritirare la macchina dal carrozziere (altrimenti ne saremmo stati privati per un intero weekend), è nata una discussione che ci è sembrato più comodo affrontare seduti sul divano, mentre i bambini consumavano il cartone animato della sera.

Niente di che come litigio, cose del tipo: «Se mi ascoltassi con attenzione quando dico le cose», «Scusa, sai, se nella lista delle priorità l’ascolto della tua voce non è sempre al primo posto»… Ma è bastato perché Sofia, a un certo punto, venisse da me e mi chiedesse: «Mamma, papà ti ha messo in punizione?». «Ma no tesoro», le ho subito detto. «Stiamo solo parlando, stai tranquilla». «Allora sei tu che hai messo in punizione papà?», ha aggiunto preoccupata. A quel punto ci siamo accorti che anche Anna e Vladi erano tristi e muti, sembrava che stessero per piangere. Riservandoci di tornare in altra sede sull’oggetto del contendere, abbiamo ripreso il tran tran serale: qualche giochetto sul tappeto, ancora un cartone in sottofondo, un bicchiere di latte, lavare i denti e le mani e tutti a nanna.

In genere le ultime fasi prima della notte sono un po’ concitate, ma quella sera erano talmente buoni che quasi quasi bisognerebbe fare una litigatina un po’ più spesso. Al momento della buonanotte Sofia dal suo letto ha detto: «Adesso starete buoni?». Ci siamo guardati interdetti e tra me e me ho pensato: «Beh, questo è il colmo».

Sono tornata a riflettere sull’episodio dopo la lettera di una mamma adottiva che mi ha confessato la crisi del suo matrimonio: che fare quando c’è di mezzo un bambino? In parte vale lo stesso discorso che si fa per i figli biologici: se la vita in comune diventa impossibile, meglio trovare strutture familiari alternative. In parte, però, non mi sembra la stessa cosa: i figli adottivi hanno già una storia di abbandono e i genitori adottivi hanno fatto una lunga strada per arrivare a costruire una famiglia. Una decostruzione ha costi altissimi, per i piccoli che sono ovviamente i più indifesi, ma anche per i grandi (come si fa a lasciarsi alle spalle quella storia così faticosamente conquistata?).

Non ci sono ricette valide per tutti, è ovvio, ma nell’impervia ricerca di ognuno per la propria, giro questa simpatica frase di Sofia, che in genere viene pronunciata dopo sfinenti litigate con la sorella, con il fratello o con chiunque altro le capiti a tiro, me compresa: «Dai mamma, facciamo che ci vogliamo tutti bene?».

Amaltea - L’autrice di questo diario ha adottato con il marito tre bambini in Russia: Sofia, Anna, Vladi. Questa è la loro storia, raccontata per noi settimana dopo settimana. Dedicata non solo a chi ha adottato o ci sta pensando (e sappiamo che siete tante), ma a tutte, proprio tutte, le mamme.

Potete commentare o raccontare le vostre storie di madri, adottive o biologiche, intervenendo qui o sul a nostra pagina Facebook (www.facebook.com/Gioiamagazine). Oppure scrivendo ad amaltea@hearst.it o visitando il blog (www.amalteablog.com). 

3 commenti | tags: Amaltea, genitori adottivi, bambini adottati, madri adottive, adozione, genitori e figli | permalink

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