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Adottiamoci tanto bene - “Mettiamo in ordine?” Se la fantasia giochereccia scarseggia, coinvolgere i bambini nelle attività domestiche può far svoltare il pomeriggio

Adottiamoci tanto bene - “Mettiamo in ordine?” Se la fantasia giochereccia scarseggia, coinvolgere i bambini nelle attività domestiche può far svoltare il pomeriggio

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Venerdì, 1 giugno 2012 12:21

A volte mi manca la fantasia, anche perché le attività giocherecce dei bambini hanno sempre il difetto di durare poco. Qualche esempio: per realizzare delle borsette di cartone (che poi le ho fatte quasi tutte io) ci abbiamo messo quindici minuti. Colorare e disegnare si prendono massimo mezz’ora. Una volta ho provato con i biscotti e siamo arrivati a quaranta minuti che mi sono sembrati sei ore (in compenso la pasta frolla è entrata in circolazione come un virus, dopo qualche giorno se ne ravvisavano tracce nella scarpiera e nella scatola delle medicine). Le formine col das durano un po’ di più solo perché bisogna calcolare il tempo di asciugatura, che notoriamente non impegna gli artisti. E i pomeriggi, invece, sono lunghi.

Non solo, le creature adorano fare attività con la loro madre e, visto che molte volte mi trovavo a pensare «non posso giocare con voi, devo mettere a posto gli armadi» (la realtà è che mettere a posto gli armadi sarà alienante, ma è meno impegnativo), ho deciso di unire l’utile al dilettevole e coinvolgerli in una serie di attività domestiche. «Sapete che facciamo oggi? Ordine nella stanza dei giochi!». La pars destruens li ha visti super eccitati. Del resto, provate a mettervi nei panni di un bambino di tre, quattro o sei anni e sentire vostra madre che dice: «Avanti, svuotate tutte le scatole di Lego per terra. E poi le macchinine e tutto quello che vedete negli scaffali!».

In breve la stanza si è trasformata in una discarica di giocattoli: mucchi di costruzioni, teste di bamboline, ruote di macchinine, pupazzi, dinosauri, maiali, coccodrilli, palle gonfiabili sgonfie, nani di Biancaneve, di tutto insomma. La pars costruens ha avuto un inizio promettente: ho istituito una busta «ciao ciao» per i giochi rotti, un’altra per quelli da regalare e un ordine teutonico per cassetti e scaffali, con categorie rigorose tipo «animali duri», «animali morbidi», macchinine, bambole, libri. Ogni cosa al suo posto.

Vladi ha partecipato soprattutto nella fase dell’addio alle cose rotte (a ogni gioco diceva: «Ciao ciao»), Anna ha tenuto duro per un’oretta buona separando i Lego dai chiodini, ma la più pervicace è stata Sofia. Dopo almeno due ore e mezzo di lavoro ha voluto dividere i pennarelli dalle matite e temperare queste ultime e, quando mi sono offerta di aiutarla, mi sono resa conto che temperare è un lavoro bestiale. Mi è venuta una vescica sul dito medio. Il pomeriggio era svoltato, tanto che ho pensato a qualche replica, che so il cambio di stagione o l’armadio delle scarpe. Certo, non è una cosa di tutto riposo, ma fatica per fatica, almeno la casa è a posto.

La sera, mentre i bimbi erano a letto, davanti a una frittata con mio marito, mi sono lanciata nel racconto della giornata, sviluppando il tema dell’ansia del figlio adottivo, sapientemente canalizzata nel mettere in ordine la stanza dei giochi. «A me sembra che l’unica ad avere l’ansia dentro questa casa sia tu», mi ha detto. «E siccome loro sono i tuoi figli, ecco che l’ansia ce l’hanno pure loro». Boh, sarà. Buona, peró, la frittatina.

Amaltea - L’autrice di questo diario ha adottato con il marito tre bambini in Russia: Sofia, Anna, Vladi. Questa è la loro storia, raccontata per noi settimana dopo settimana. Dedicata non solo a chi ha adottato o ci sta pensando (e sappiamo che siete tante), ma a tutte, proprio tutte, le mamme.

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