Adottiamoci tanto bene- “Facciamo scambio di occhi?” Non si può sfuggire alla diversità fisica, ma col tempo i corpi possono conoscersi. E finire per assomigliarsi sempre di più
Giovedì, 12 luglio 2012 12:34
Noi e i nostri figli non ci assomigliamo per niente. Inutile starci a girare intorno, mio marito e io siamo tipi caucasici, e neanche volendo andare a ripescare gli avi più remoti delle precedenti generazioni si riesce a trovare traccia di un occhio azzurro, né da un ramo né dall’altro. I piccoletti, invece, sono indubitabilmente slavi: biondi tre su tre e con gli occhi azzurri due su tre (Anna no, lei ha occhi marroni, capita anche agli slavi). Checché se ne dica, la cosa ha un suo peso, perché il fisico è la nostra prima e più immediata unità di misura, e anche un bambino se ne accorge, anzi forse soprattutto lui.
«Mamma, di che colore sono i miei occhi?», mi ha chiesto un giorno Sofia. «Azzurri amore, bellissimi come il mare». «E i tuoi?». «Marroni». «E quelli di papà?». «Pure marroni». «E quelli di Anna?». «Marroni anche loro». «E quelli di Vladi?». «Azzurri come i tuoi». Pausa di silenzio e riflessione. E poi di nuovo: «Perché Anna ce li ha marroni come i tuoi e come quelli di papà e io no?». «Amore, per puro caso», le ho risposto senza sapere bene dove saremmo andate a parare. «Ma i tuoi occhi sono bellissimi, e poi sono come quelli di Vladi». «Senti», mi dice dopo averci pensato un po’ «facciamo a scambio di occhi, tu mi dai i tuoi e io ti do i miei?». «Non si può fare amore, gli occhi non si possono scambiare, ognuno si tiene quelli che ha». Ci è rimasta un po’ male, ma alla fine ha aggiunto: «Beh, va bene, anche perché poi se no Vladi rimane solo».
Non avevo mai pensato che ci si potesse fare compagnia per il semplice fatto di condividere il colore degli occhi o dei capelli, ma evidentemente c’è qualcosa di vero nelle parole di Sofia, tanto che anche Anna, una volta, è venuta da me e con aria complice mi ha detto: «Mamma, è vero che solo io ho gli occhi come i tuoi?». Ora, in ogni famiglia si gioca con le somiglianze e con le diversità, ma certamente nelle famiglie adottive il gioco ha un esito diverso, rimanda al famoso pezzo mancante che spesso è impossibile da recuperare. E in qualche caso le diversità sono talmente macroscopiche che possono essere fonte di grande dolore per i bambini (che vogliono disperatamente appartenere a un genitore, anche fisicamente).
Che fare? Non credo che si possa sfuggire al dato della diversità fisica, ma certo ci sono tanti modi per far sì che corpi diversi possano conoscersi fino ad annullare, o quantomeno a esiliare, quel dato. La fisicità con i nostri figli è fondamentale: io per esempio li abbraccio tantissimo, gli faccio il bagno, li inseguo per il corridoio per mettergli la crema dalla testa ai piedi, e col tempo loro hanno imparato ad amare il solletico (all’inizio lo detestavano), chiedono di rotolarsi insieme sul tappeto per imitare improbabili aerei o animali volanti, vogliono essere presi e stretti tanto quanto all’inizio volevano stare chiusi e per conto loro. Non so, ma è come se col tempo ci assomigliassimo già di più.
L’autrice di questo diario ha adottato con il marito tre
bambini in Russia: Sofia, Anna, Vladi. Questa è la loro storia, raccontata per noi settimana dopo settimana. Dedicata non solo a chi ha adottato o ci sta pensando
(e sappiamo che siete tante),
ma a tutte, proprio
tutte, le mamme.
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