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Addio Facebook c’eravamo tanto divertiti

Giovedì, 12 luglio 2012 12:54

È stato bellissimo, davvero, ma è finita: ho chiuso con i social network (e più ne parlo in giro, più scopro di non essere la sola). Per riscoprire la gioia di non condividere. E gustare in santa pace quel piatto di ciliegie, che in altri tempi avrei postato con Instagram

di Alessandra Di Pietro

Ci siamo divertiti parecchio io e Facebook. In questi tre anni e mezzo insieme ho stretto amicizie virtuali diventate reali, organizzato cene, vacanze e feste alla velocità della luce. Ho ritrovato persone che non vedevo da vent’anni (uno di loro, il mio indispensabile blogmaster), fatto gossip come fossi al tavolo di un aperitivo alle nove del mattino o mentre ero ammalata, mi sono tenuta in contatto con le amiche espatriate, ho visto nascere la prima manifestazione di Se non ora quando e riso fino alle lacrime per i commenti a miei post idiota, tipo «Non puzzare è un tuo dovere oltre che un mio diritto». Fb è stata una fonte di autogratificazione micidiale: una mia foto con i capelli rossi ha ricevuto centinaia di commenti positivi che neanche in un anno dal vivo  si erano mai accumulati e, prima che Gioia arrivasse sul social network, avevo creato una community di discussione intorno ai nostri articoli. È stato bellissimo, davvero, ma ora senza alcun risentimento dico: è finita. No, non indosserò la maglietta dell’orgoglio antifacebook (www.im-not-on-facebook.com va forte, tra l’altro, in Polonia, Messico e Siria) anche perché ho chiuso pure con Twitter, Instagram (il social network delle fotografie) e Pinterest, l’ultimo arrivato: bacheche di solo immagini, molto grazioso. I numeri del sistema Zuckerberg (soprattutto) sono così alti (700 milioni di utenti nel mondo, 21 in Italia, due e mezzo solo nel Lazio) che le cancellazioni sono ininfluenti seppur alte (sei milioni gli americani e un milione di inglesi secondo lo studio di Tim Warstall dell’Adam Smith Institute di Londra). Facebook va male in Borsa, ma non in Rete. Dunque chi se ne esce, non è una statistica, ma una storia a sé.

Non isolata però. Basta far sapere in giro di aver chiuso con il social network per sentirsi raccontare le ragioni di chi l’ha fatto. Che raramente sono leggere. Margherita, 38 anni, consulente del lavoro, perugina: «Quante energie per rispondere/arrabbiarmi/preoccuparmi/interpretare parole che dal vivo non mi sarei filata o avrei liquidato in 30 secondi. Fb è un amplificatore e spesso lo è di polemiche e di paranoie». Daniele, 43 anni, bolognese, attore di teatro: «È un ottimo strumento di pubblicità, però è come avere una vena aperta da cui tutti possono attingere ciò che vogliono di te (foto, considerazioni, status, gusti, dove vai e con chi sei). Mi sono illuso di averne il controllo, anche perché ci spendevo un paio di ore al giorno, invece nei botta e risposta non ti rendi conto di chi legge e ti guarda. Tipo mia madre che mi chiamava alla sera, sempre superinformata». Alex, 44 anni, regista, romano: «Ne sono uscito definitivamente da tre mesi e la mia vita è tornata ad appartenermi. La mia mente ha di nuovo spazio per pensare e quello che faccio interessa solo a me». Tutte le loro parole sono anche le mie. A cui aggiungo una radicale insofferenza verso post e tag di pensieri romantici, citazioni, giochi, petizioni contro i parlamentari, ma soprattutto foto di cuccioli da salvare, che costringono a ripulire di continuo la bacheca da immagini di musetti tristi: sotto ci trovi 2.500 I like, ma puoi giurarci che la bestiolina è ancora al canile.

A dirla tutta, per farla finita con Facebook, c’è voluto anche un commento di mio figlio: «Mamma, perché guardi sempre il tuo telefono?» Vero. Ogni quarto d’ora al massimo, con un gesto istintivo, vedevo le novità: email, Facebook, Twitter, Skype, What’s up, Messengers, più sms. Almeno cinque minuti buoni. Lo ammetto, mi sono vergognata un po’. Che i social network siano una moderna dipendenza lo avevo letto su più ricerche, ma lo confermano le reazioni dei miei amici quando ho diramato la notizia: «Per me basta Facebook»: «Brava», «Voglio farlo anche io», «No, mi piace troppo non potrei», ma anche un «Lo uso poco, perché privarmene?». Sono in buona sostanza le stesse frasi che accolsero tre e anni e mezzo fa l’annuncio «Ho smesso di fumare». E, se pensate che il tabacco sia una droga più seria, avete ragione, perché i danni sul corpo sono superiori, ma i meccanismi mentali assolutamente simili. Lo scorso mese, uno studio condotto da Wilhelm Hofmann della University of Chicago’s Booth School of business su un gruppo di studenti e il loro rapporto con il Blackberry ha concluso che «I desideri per il sonno e il sesso sono i più forti, ma a quelli per i media e il lavoro è più difficile resistere». Controllare la posta, ma anche sapere chi ti ha ritwittato, è una spinta talmente forte che opporsi provoca nervosismo. A Harvard, la ricercatrice Diana Tamir ha verificato che parlare di sé sui social network dà la stessa soddisfazione di un rapporto sessuale, causata anche dal fatto che «È più facile e veloce raccontare cosa stiamo facendo su Facebook o Twitter, che trovare qualcuno disposto ad ascoltarci».

Come tutte le dipendenze c’è una crisi di astinenza, non è facile vincerla, ma riuscirci dà soddisfazione. Nel primo giorno senza Fb ho letto online l’intera sezione degli esteri de La stampa: non mi succedeva da mesi perché i social network dettavano la mia agenda di informazione, dirottandomi su link e notizie più popolari. Il secondo giorno ho sentito la mancanza di un paio di amiche con cui comunicavo su Twitter, le ho chiamate e con una di loro mi sono vista alla sera: non  male. Il terzo giorno ero distesa su un lettino in piscina, accanto a me una coppa di ciliegie immerse in cubetti di ghiaccio e Gli uomini della sua vita di Mary McCarthy (Minimum fax), che ha la copertina verde brillante. Ne avrei fatto subito una foto con Instagram da postare su Twitter e Pinterest, dopo un post su Facebook: per un attimo mi sono sentita spiazzata, perfino un po’ sola, mi sono fatta una gran tenerezza. Poi è arrivata la gioia di non condividere e me la sono gustata: il piacere è tutto mio, adesso.

2 commenti | tags: facebook, Zuckerberg, Alessandra Di Pietro | permalink

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All’apertura della camera c’eravamo anche noi

All’apertura della camera c’eravamo anche noi

E, nel Transatlantico di Montecitorio, abbiamo visto un bello spettacolo. Il più straordinario mix di deputati mai eletto in Italia: diversi per età, provenienza geografica e sociale, occupazione, religione, orientamento sessuale. Una cosa avevano tutti in comune: il vestito della festa. Perché, infatti, sembrava proprio una festa. Qui ve la raccontiamo  di Alessandra Di Pietro - foto Giovanni Del BrennaConfesso che sì, sembrava una festa, e pure molto colorata, l’apertura della Camera dei deputati. Al netto delle tensioni politiche che dureranno finché sarà in piedi questa legislatura, concentriamoci sugli aspetti positivi, che sono tanti e tutti degni di nota. Perché, per la prima volta, ho visto in Transatlantico – il grande corridoio di Montecitorio – il più grande mix mai realizzato: deputati differenti per età, genere, orientamento sessuale, provenienza geografica, sociale, occupazione, religione, stato civile. Mettere insieme più punti di vista chiede un grande impegno, ma aiuta a capire chi siamo. A colpo d’occhio, l’unico dato omologante era l’eleganza, tutti avevano il vestito buono, soprattutto uomini e donne del Movimento 5 stelle.La carica dei neo eletti comprende Loredana Lupo (M5s), mamma di Mario, tre mesi, accompagnata dal marito che spinge la carrozzina; ma è in Scelta civica che primeggiano i pancioni. Valentina Vezzali, eletta nella lista Monti, è incinta di sette mesi e mezzo. Fotografata sempre sorridente, con un leggero abito grigio da cui traspare l’ombelico, la schermitrice da tre medaglie d’oro (unica al mondo) alla buvette ordina una brioche con marmellata, ma prima di addentarla ci dice: «Speriamo che nasca subito il governo e poi il mio bambino». Insieme a lei, c’è l’altra under 40 del gruppo, Irene Tinagli, economista all’Università di Madrid, in pole position per diventare capogruppo di Scelta civica, a svelarci una gravidanza ancora poco visibile sotto una larga camicia bianca: «Ora posso dirlo, sarà un maschietto». Sul suo esordio in Parlamento, commenta: «Difficile fare previsioni, ma non vorrei andasse perduta l’occasione di lavorare in un Parlamento così rinnovato. Ho già tre temi forti su cui concentrarmi: sbloccare i crediti delle imprese dalla Pubblica amministrazione, tagliare i costi della politica, ridisegnare un welfare sbilanciato sulle persone inattive e anziane. Senza dimenticare che questa può essere la stagione giusta per una legge sulle unioni civili».Punta molto sui bisogni del territorio, invece, Magda Culotta, 28 anni, Pd, vincitrice della primarie a Palermo, laureata e appena sposata. Tre anni fa divenne il sindaco più giovane d’Italia e ancora oggi è a capo di Pollina, tremila abitanti nel cuore della Madonie. Una donna tostissima che coordina quattro assessori con il doppio della sua età. Ma, varcando l’ingresso di Montecitorio, confessa «una grande emozione». Elegante, in tailleur pantalone nero e camicia con pizzo, capelli rosso-violaceo, della sua esperienza politica racconta: «Da tre anni nel mio piccolo Comune siamo coinvolti in un processo di cambiamento: assemblee cittadine aperte, raccolta differenziata, spinta alle energie rinnovabili. Ma abbiamo sempre meno risorse e non possiamo vivere solo di passione. Rimarrò sindaco e mi batterò per allentare il patto di stabilità che sta strozzando i comuni». E degli eletti 5 stelle che pensa? «Non sono avversari, ma parte del cambiamento: spero avvertano la grande responsabilità che gli italiani ci hanno affidato».Sempre disponibile a fare due chiacchiere con noi di Gioia, ci fermiamo con la cittadina 5 stelle Paola Carinelli, eletta a Milano. Di lei è stato scritto: «Probabile candidata alla presidenza della Camera, pallavolista di professione, camionista per un corriere internazionale». E invece? «Bufale. Mai nominata per la presidenza, un po’ di agonismo, ma niente di più, lavoravo per uno spedizioniere sì, ma in ufficio!». Chiedo a Carinelli che effetto fa scendere dallo tsunami e sedere in Parlamento: «Bello, non vedo l’ora di cominciare a lavorare». Ma siete voi la variabile incontrollabile, o no? «Andrà tutto benissimo, le assicuro. Voteremo ogni singola proposta che ci troverà d’accordo, non importa chi la presenterà».Poco distante da lei c’è Rosanna Scopelliti, 29 anni, figlia di Antonio, magistrato ucciso dalla mafia, in prima linea nella lotta per la legalità in Calabria, unica under 30 neo eletta tra le fila del Pdl. Alla bella Rosanna, lunghi capelli neri e tacchi altissimi, chiedo se è disponibile a un dialogo anche con i 5 stelle: «Dove gli altri alzano muri, io costruisco ponti per incontrarci. Anzi. Lancio già, a loro e agli altri, la mia prima proposta di legge: congelamento immediato dei debiti con lo Stato e con Equitalia per gli imprenditori che denunciano il pizzo». Chi potrà dirle di no?Le iniziative che possono creare uno schieramento trasversale sono più di una. Altro esempio: il reddito di cittadinanza. Una delle proposte di punta per Beppe Grillo è pure il primo obiettivo di Enza Bruno Bossio, 55 anni, neo eletta per il Pd, la più votata in Calabria (11.000 preferenze): «Ne chiederò subito una sperimentazione per piccoli gruppi sociali, iniziando dalla mia terra. Avendo un ritardo di sviluppo, si può attingere al Fondo sociale europeo». Enza Bruno Bossio, che «rispetta chi ha votato Grillo, ma non condivido la loro avversione al sistema visto che ora ne fanno parte», ci rivela una stima personale per Gianroberto Casaleggio, cofondatore del Movimento 5 stelle: «Siamo stati colleghi, manager della stessa azienda, lui a Milano, io a Roma. Persona colta e gentile, un visionario, capace di coinvolgere chi lo ascolta. Non lo sento da un paio di anni e non ho intenzione di cercarlo».La deputata del Pd è arrivata accompagnata da figlio e nuora (le cui decolleté nere, altissime, con tacco borchiato, sono state molto ammirate), mentre si presenta solo il più giovane (e più bello) tra gli eletti: Enzo Lattuca, 25 anni, laureato in Giurisprudenza, un dottorato in corso, segretario del Pd di Cesena. Il primato era stato dato erroneamente a Marta Grande (M5s), ma tanto lui non ci tiene: «Una nota di colore, nulla di più. Certo, ho un approccio più diretto alla politica perché vivo in prima persona il peggioramento della realtà, la perdita di  una prospettiva di lavoro e di futuro, ma il cambiamento non si fa coi dati anagrafici». Poi aggiunge: «Chiederò di andare alle Commissione affari costituzionali, la più complicata. Mi piacciono le sfide. Contro i furbetti delle scorciatoie, scelgo la strada tortuosa, è lì che ho da imparare».Sarà d’accordo Franco Cassano (Pd), docente di Sociologia della conoscenza a Bari, autore di Il pensiero meridiano (Laterza), elogio della lentezza nella vita che personalmente onora, approdando per prima volta in Parlamento a 69 anni (ci risulta essere la new entry più anziana). Dei suoi colleghi under 40 dice: «Tutta questa giovinezza è straordinaria, purché sia libera e responsabile. La prima emergenza è ricostruire uno spirito pubblico positivo e coraggioso, investire sul futuro e crederci. La fiducia è una risorsa. Ci serve un discorso morale che vada di pari passo con il fronteggiare i bisogni delle persone che non arrivano a fine mese». Che il suo augurio diventi realtà, visto che l’età porta saggezza. Di cui abbiamo tutti un gran bisogno.Così ringiovanisce il Parlamento53 anni: età media dei senatori (in Inghilterra, Spagna e Germania la media è 53, in Francia 55; nella scorsa legislatura era 54 per i deputati e 57 per i senatori).45 anni : età media dei deputatiFacce nuove e quote rosa30% percentuale di donne al Senato (erano il 19%).32% percentuale di donne alla Camera (erano il 21%). 40% percentuale di donne nel Pd.38% percentuale di donne nel Movimento 5 stelle.34% percentuale degli under 30.60% percentuale dei nuovi eletti.   88% percentuale di laureati nel Movimento   5 stelle (il titolo  di laurea si intende anche triennale...