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Abolire la prostituzione?

Lunedì, 6 agosto 2012 12:51

È la proposta della ministra francese per i Diritti delle donne. Si fonda su un’idea semplice: il sesso a pagamento è comunque una forma di violenza, anche se consensuale. Ma ci sono donne (e uomini) che chiamano se stessi “sex worker”, non si considerano sfruttati e dicono: “È sempre meglio che svuotare le interiora dei polli”. Mentre un film in arrivo racconta la vita delle studentesse che si vendono per pagarsi gli studi (in Francia, 40mila all’anno), è di nuovo scontro sul mestiere più antico del mondo

di Ilaria Solari

Le cose che le chiedono di fare... Non lo trova umiliante?».
«No, la sorprende? Mi eccita il modo in cui mi guardano».
Il dialogo, rubato al film Elles, presentato allo scorso Festival di Berlino, al cinema dal 14 settembre, si consuma in un salotto parigino: a fare le domande è Juliette Binoche, nei panni di una giornalista francese che indaga sul mondo della prostituzione. Di fronte a lei c’è Alicja, conturbante squillo polacca, che fa il mestiere per pagarsi un appartamento e gli studi. In Francia, dove, secondo un recente rapporto, ogni anno 40mila studenti si prostituiscono per ragioni analoghe.

sessualmente competente
«La prima volta che ho incontrato una come Alicja sono rimasta scioccata», ha spiegato al quotidiano online HuffingtonPost Malgorzata Szumowska, regista del film, che si è preparata intervistando un gruppo di giovani lucciole. «Davanti a me c’era una ragazza indipendente che parlava di sesso con competenza, a voce alta, senza vergogna o ritrosie. Non certo una vittima, piuttosto una donna smaliziata che fa una scelta rischiosa pur di non vivere nella miseria». Chissà se la ministra francese dei Diritti delle donne del governo Hollande, la giovane Najat Vallaud-Belkacem, ha avuto occasione di vedere il film. Forte della recente approvazione di una legge che criminalizza le molestie sessuali, ha appena annunciato: «Il mio obiettivo è vedere sparire la prostituzione», minacciando così di portare la Francia tra i Paesi “neo proibizionisti” come la Svezia, che considerano la prostituzione, anche consenziente, una forma di violenza dell’uomo sulla donna, punita con sanzioni penali ai clienti.

La sua dichiarazione però ha scatenato la reazione di migliaia di sex worker: le foto delle proteste mostrano gruppi di donne coi visi coperti da maschere o strati di biacca. Molte di loro sono straniere, hanno cartelli che invocano la libertà di scelta e i diritti riconosciuti agli altri lavoratori. A chi si rifiuta di distinguerle dall’esercito di clandestine, sfruttate e messe sulla strada dalla criminalità organizzata, risponde Morgane Merteuil, segretaria generale di Strass (il sindacato dei lavoratori del sesso): «Non mi sento più sfruttata di tanti altri che mettono a disposizione il proprio tempo in cambio di danaro. O per offrire servizi che rispondono a una richiesta. Quanto a trovarci delle soddisfazioni personali... c’è chi per mestiere svuota le interiora dei polli, vogliamo parlarne? I nostri clienti non cercano solo sesso, ma anche tenerezza, compagnia. In breve tutto ciò che non possono procurarsi da soli».

Lucciole & sceriffi
In attesa di una conferenza tra le parti, il dibattito francese divide il movimento femminista muovendosi sul crinale scivoloso tra clandestinità e autodeterminazione, povertà e riscatto, morale e sessualità, con la sua scia di pulsioni inconfessabili. Mentre in Italia, dove i dati più recenti contano circa 70mila prostitute (il 65 per cento sulle strade), a far discutere sono le provocazioni dei sindaci sceriffi. Da Roma a Pisa, da Rimini a Vicenza, per molti di loro è soprattutto una questione di codice della strada, o di decoro, da affrontare a colpi di ammenda. Al loro fianco, per un inasprimento delle sanzioni, si sono schierati alcuni volontari impegnati contro il traffico e lo sfruttamento sessuale. Suor Eugenia Bonetti, per esempio, autrice di Spezzare le catene (Rizzoli), conoscitrice dei mercati più caldi del sesso, dalle vie consolari romane ai quartieri a luci rosse d’Europa, nel febbraio 2011 ha arringato le donne di “Se non ora, quando?”. Anche lei vedrebbe di buon occhio «una proposta di una legge come quelle di Svezia e Norvegia... perché una donna non può mai essere un oggetto su cui mercanteggiare, specie se vive in stato di paura o vulnerabilità».

Si dice che Maria Teresa d’Austria,( continua alla pagina seguente)

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Da stasera  puoi anche non aspettarmi sveglia

Da stasera puoi anche non aspettarmi sveglia

Mammina cara / Se le figlie delle celeb potessero parlare: Ava Elizabeth Phillippe, figlia di Reese WhiterspoonNon ti riconosco più. Da impeccabile bionda sei diventata un’inelegante castana. Ti  sei pure fatta arrestare al volante, ubriaca. E la scusa del divorzio dei tuoi genitori è davvero patetica. Ma ho deciso di crederci...di Serena La RosaMammina cara, sei in punizione. Non è accettabile che, alla tua età, tu non sia in grado di gestire uno sbronza. Capisco perfettamente ci sia bisogno di una pausa, ogni tanto. E pure che, quanto più le occasioni sono rare (e preziose: vogliamo parlare delle tariffe delle baby sitter, di questi tempi?), tanto più si tende a non perdere neanche un minuto, né un giro di drink. E sì, questo è un periodo impegnativo: da un anno promuovi lo stesso film – Mud, in qualità di primo e più pulito amore di un fuggitivo – e nel frattempo hai pure trovato il tempo di partorire un fratellino (non che qualcuno te lo avesse chiesto). Come se non bastasse, per il nuovo film – The good lie, in qualità di ragazzotta brusca ma dal cuore d’oro – hai dovuto abbandonare la tua impeccabile bionditudine per un più grossolano castano proletario.Ci pensavo proprio l’altro giorno, guardandoti girare in minigonna di jeans e stivalacci: non sembri più tu. Deve essere per questo che l’altra sera, con Jim, hai deciso di fare la matta. Un’applicazione esageratamente coscienziosa del metodo Strasberg. Cosa fa una castana inelegante quando è esausta? Beve. E dopo aver bevuto? Sale in macchina col marito, e si fa fermare dalla polizia. Peccato che, solo a quel punto, tu ti sia ricordata di essere un’attrice da svariati milioni di dollari, e quasi sempre bionda. E ti sia pertanto esibita nell’odiosa scena del «lei non sa chi sono io».Il giorno successivo alla notizia dell’arresto hai frignato contrita: «Ho bevuto un bicchiere di troppo», mentre gli addetti stampa giravano impazziti («Non è successo niente! Si è già scusata!»), terrorizzati dall’idea di essere andati a dormire rappresentando la più brava delle ragazze americane, e di essersi svegliati coi problemi dello staff di Lindsay Lohan. Poi a qualcuno deve essere venuta l’idea di lasciar trapelare una scusa presentabile: saresti disperata per via del divorzio tra i tuoi genitori. Cioè: i miei nonni. Separati nel 1996. La tua punizione è che ho deciso di crederci. E di farti presente che, quando tu e papà vi siete lasciati, io avevo sette anni. Considerando tutti gli arretrati, non aspettarmi sveglia stasera. Né mai.RITRATTO DI TRIBU'Chi è lei: Ava Elizabeth Phillippe, 13 anni, avuta dal primo marito Ryan Phillippe.Chi è la mamma:  Reese Whiterspoon, 37 anni. Ragazza d’oro di Hollywood (ve la ricorderete tutta rosa ne La rivincita delle bionde) alla sua prima malefatta.Chi sono gli altri: James Toth, 42 anni, professione: agente delle dive, dal quale ci si aspetterebbe maggior buon senso; Deacon Reese Phillippe, nove anni, figlio di Ryan; Tennessee James Toth, sette mesi, ignaro di tutt...