Abbiamo scoperto che Laura Pausini è più grande di Leonardo
Mercoledì, 20 gennaio 2010 12:14
Ma come si sarà sentita Laura Pausini ad essere definita in un sondaggio della Rai il più grande italiano di tutti i tempi? Alla notizia noi ci siamo sentiti mancare e abbiamo idealmente chiesto la cittadinanza a Malta. Se a così poco è ridotta l’Italia, se una che non avrei inserito nemmeno tra le maggiori cantanti italiane di tutti i tempi, vince su Dante e san Francesco, e non entrano in classifica Leopardi e Machiavelli, meglio chiedere asilo alla Savana. Penso che sotto sotto sia d’accordo pure lei, l’interessata. Che non ha colpa del sondaggio, non è mitomane, e non ha mai detto di esser meglio di Leonardo. Sconforta pensare che la classifica non l’abbia stilata una discoteca di paese ma un istituto come l’Eurisko, e il committente non sia Telebufala ma la principale azienda culturale d’Italia, la Rai. E le domande rivolte non siano di quelle frivole, ma addirittura chiedano chi sia “il più amato, il più importante, il più ammirato” insomma colui che incarna l’ideale di Grande italiano. Naturalmente è facile a questo punto diventare malpensanti e sperare che si sia trattato di una gran furbata costruita a tavolino per lanciare il programma. Poi magari, continuando a votare, si riassesta la classifica, assume valori più rispondenti al vero. Però nel frattempo vorrei davvero conoscere quelle persone, a quanto pare tante, che hanno scritto al sito della Rai, e hanno indicato la Pausini come il migliore italiano di tutti i tempi, seguita a gran distanza da Mina che a sua volta polverizza Leonardo da Vinci. Mentre Totò e la Magnani umiliano Dante e cancellano Garibaldi; e Galilei deve vedersela in gara con Valentino Rossi. Per carità, la Pausini è una celebrità in angoli remoti della terra; mi sorpresi a scoprire il culto delle sue canzoni nel deserto arabo e in sud America. Negli stessi posti andavano forte Nino D’Angelo, Al Bano e Romina; non vi dico la Carrà. Ma nessuno li paragona ai geni e agli eroi nazionali. Capisco il lato ironico della vicenda, la commistione di passato e presente, di antichità e new media, e insieme la civetteria di confondere storia e gossip. Certe classifiche reggono sull’assurdità del paragone, è come dire se preferisci il Colosseo ai bucatini all’amatriciana; se si risponde con la fame o se la domanda sottintende ciò che si preferisce mangiare tra i due, è evidente che la cofana di bucatini trionfa sul monumento. Allo stesso modo, è evidente che si preferisce sentire una canzone dalla Pausini o ancor meglio da Mina, piuttosto che cantata da Cavour o De Gasperi. Però qualcosa non funziona se non sappiamo più distinguere le sfere e i piani, la gloria dalla celebrità, la grandezza dall’audience, la poesia dalla canzone, il gioco dalla verità.
Comunque complimenti, Laura: come canta il suo collega Mameli, le porga la chioma, l’Italia chiamò.
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di Marcello Veneziani Editorialista de il Giornale, saggista, sta per pubblicare Amor fati (Mondadori)
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